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La Paleoglaciologia

 

 

La paleoglaciologia è la scienza che studia 1'ambiente del passato usando informazioni contenute nei ghiacci polari. Pur tra enormi difficoltà tecniche, gli scienziati si impegnano nelle ricerche per arrivare a risultati fondamentali per l’umanità di domani.
Le calotte glaciali della Groenlandia e dell'Antartide, the rappresentano più del 90 per cento di acqua dolce sulla Terra, si sono formate dall'accumulo annuale di neve, che non si scioglie ma sprofonda trasformandosi in ghiaccio. In questo processo le impurità dell'atmosfera, come polveri e composti chimici, vengono imprigionate all'interno del ghiaccio, assieme a minuscole bollicine d'aria. Grazie ai satelliti geodetici, si è potuto misurare il movimento della calotta, che si sposta radialmente in tutte le direzioni verso l'oceano.
In Antartide, questo moto è annualmente solo di circa 1 metro all' interno, e di circa 100 metri nelle zone periferiche. L'analisi chimica di questo ghiaccio permette di ricostruire l'evoluzione del clima e della composizione dell'atmosfera, e i dati ottenuti servono per conoscere e studiare l'ambiente terrestre, la sua variabilità naturale e l'impatto the esso ha subito a causa delle attività umane.

Per ottenere i preziosi campioni che rendono possibile l'identificazione dei diversi stadi climatici del passato, si prelevano "carote" di ghiaccio, cilindri verticali di 6-12 centimetri di diametro. Più si va in profondità, più si torna indietro nel tempo. Decine di tonnellate di equipaggiamento, con macchinari complicati e ingombranti sono necessari per raggiungere le profondità maggiori. In Groenlandia due progetti, uno americano e uno in cooperazione europea, a Summit (GRIP, Greenland Ice-sheet Project), tra il 1989 e il 1993 hanno ottenuto due "carote" lunghe rispettivamente3054 e 3028 metri, raggiungendo il fondo del ghiacciaio. Si è avuta così la documentazione più completa dell'emisfero settentrionale, che ha fornito dettagli della storia climatica terrestre fino a 250.000 anni fa.
In Antartide si sono avuti solo tre progetti, alle basi di Byrd, Vostok e Dome C. La "carota" di Vostok è al 1993 di 2546 metri; dato che pero sulla calotta antartica 1'accumulo nevoso e più scarso the in Groenlandia, finora è stato possibile ricostruire la storia climatica dell'emisfero australe degli ultimi 250.000 anni.
A Vostok rimangono probabilmente altri 1200 metri di ghiaccio da forare, the potrebbero portare alla conoscenza del clima degli ultimi 500.000 anni. E' previsto un nuovo "carotaggio", a Dome C, presso la nuova base franco-italiana, verso la fine del secolo.

 

I risultati

Dai dati di Summit e Vostok si sono ricostruiti a ritroso due cicli climatici, con due glaciazioni e due periodi interglaciali, come il nostro attuale. Durante l'era glaciale, al suo culmine 18.000 anni fa, la temperatura era in media di 4-5° C più fredda di adesso: in Groenlandia sono state evidenziate fluttuazioni climatiche frequenti e rapide. L'analisi delle bollicine d'aria intrappolate nel ghiaccio ha messo in evidenza che i gas a effetto serra presenti nell'atmosfera (anidride carbonica, metano, protossido di azoto) si correlano ai cambiamenti di clima, con un aumento nei periodi più caldi. Le alte concentrazioni di sodio e polvere hanno perfino rivelato che i venti e 1'aridità continentale erano più intensi durante l'ultima era glaciale.
"Carotaggi" poco profondi, da decine a centinaia di metri, consentono invece di analizzare 1'influenza delle attività umane recenti sulla composizione chimica dell'atmosfera.
Le nevi della Groenlandia degli anni Settanta, per esempio, presentano una quantità quattro volte maggiore di nitrati e solfati, sostanze chimiche responsabili delle piogge acide in Europa e in Nord America, e un aumento del piombo di 200 volte rispetto alle nevi di cento anni prima.
E stato messo in evidenza un aumento senza precedenti dei "gas serra" negli ultimi 200 anni. L'anidride carbonica, per esempio, è aumentata quasi del 30 per cento. Le attività umane ne sono senza ombra di dubbio responsabili: i combustibili fossili e la deforestazione hanno immesso enormi quantità di anidride carbonica nell'atmosfera, di cui solo una parte viene assorbita dalla superficie degli oceani.
Sembra che una diminuzione di questi valori in anni più recenti, sia dovuta a misure antinquinamento e all'uso della benzina senza piombo.
Tecniche di analisi sempre più sofisticate, unite allo sviluppo di programmi di ricerca internazionali nelle regioni polari, aprono nuove prospettive per l'utilizzazione degli archivi glaciali. I ghiacci dei Poli non hanno ancora rivelato tutti i loro segreti!

Paolo Laj
(Osservatorio Geofisico di Modena),
Jerome Chappellaz (Laboratoire de Glaciologie du CNRS, Grenoble)