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Il principale habitat naturale degli orsi polari è minacciato
sempre di più dal continuo assottigliarsi del ghiaccio del Mar
Artico. Il legame fra l'assottigliamento del ghiaccio e l'aumento
delle temperature è stato stabilito da un team di scienziati dell'University
College di Londra e dell'Hadley
Centre for Climate Prediction and Research di Bracknell, in Gran
Bretagna, i cui risultati sono stati pubblicati sul numero del 30
ottobre della rivista "Nature".
Il sottile spessore, approssimativamente tre metri, del ghiaccio che
ricopre l'Oceano Artico lo rende molto più vulnerabile alle estati
lunghe e calde rispetto ai ghiacciai dell'Antartico. Sin dagli anni
sessanta, si è verificato un assottigliamento del ghiaccio pari al
40 per cento. Gli orsi polari necessitano del ghiaccio per cacciare
le foche, e la sua rottura prematura si traduce in meno tempo a
disposizione per cacciare. Il continuo calo della copertura
ghiacciata avrebbe inoltre l'effetto di aumentare le conseguenze del
riscaldamento globale nell'emisfero nord, diminuendo la quantità di
luce solare riflessa dal ghiaccio. Si ritiene inoltre che il
ghiaccio artico svolga anche un ruolo nella dinamica della Corrente
del Golfo, che potrebbe essere interrotta dal suo continuo
assottigliamento.
Studi precedenti, basati su modelli al computer, avevano suggerito
che il calo di ghiaccio fosse dovuto a cambiamenti negli schemi del
vento. Lo studio di Seymour Laxon, Neil Peacock e Doug Smith, basato
invece su osservazioni e misure fornite da un satellite dell'Agenzia
Spaziale Europea e da uno americano, mostra che ci sono analogie fra
la lunghezza dell'estate, cresciuta negli ultimi 25 anni, e il calo
dello spessore del ghiaccio.
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