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Marmolada

 
 

Il Gruppo della Marmolada, che arriva alla massima quota di 3343 metri con la Punta Penia, si erge quasi al centro delle Dolomiti. A nord le valli del torrente Cordevole e del torrente Avisio, comunicanti attraverso il Passo Pordoi (m 2239), lo isolano dal Gruppo di Sella. La valle del torrente Cordevole chiude il gruppo anche a est; a sud tale compito spetta al torrente Biois, i cui affluenti di sinistra drenano il versante meridionale del massiccio, e al rio di San Pellegrino, comunicanti al Passo di San Pellegrino (m 1919). A ovest il Gruppo della Marmolada prosegue, senza soluzione di continuità, con la Cima di Costabella (m 2762), il Gruppo dei Monzoni (Ricoletta, m2647) e quello del Monte Vallaccia (m 2637) fino al torrente Avisio.

Il Gruppo della Marmolada può essere diviso in due parti. La meridionale si allarga a sud della Valle di San Nicolò, delimitata dal Passo Ombretta e dalla Val Pettorina. In essa si succedono una serie di creste: la catena compresa tra Costabella e Cima dell’Uomo (m 3010), le Cime d’Ombretta-Sasso Vernale (m 3058), la Cima Ombrettola-Sasso di Val fredda (m 3009), il Monte Fop (m 2892), la Catena dell’Auta (Cime di Auta, m 2623), il Monte Pezza (m 2408) e il Sasso Bianco (m 2407); nel lembo più meridionale, i ripiani di Compagnaccia, di Tegnausa e della Schita, fino a Pian dell’Anima. Le rocce qui affioranti appartengono al Perrniano (porfidi), al Trias inferiore, in corrispondenza dei ripiani più meridionali e del bordo nordoccidentale dell’area, e al Tnas nelle parti restanti. Nel settore settentrionale, in cui è compresa la cima del massiccio, si innalzano altre vette importanti: la Pala di Vernel (m 2836), il Gran Vernel (m 3210) e il Piccolo Vernel (m 3098), la Roda de Mulon (m 2882), il Pizzo Serauta (m 3069), la Punta Rocca (m 3309) e, a occidente del gruppo principale, diviso da­la Val di Contrin, la Catena Collaccio (m 2715)-Sasso di Rocca (m 2618).

Questo settore è caratterizzato da una morfologia tipicamente dolomitica, con strapiombanti scogliere calcaree e dolomitiche ricche di organismi fossili e interessate da una complessa tettonica in cui si alternano le faglie e le pieghe anticlinali e sinclinali. Qui affiorano terreni permiani (ma diversi da quelli di età analoga del settore meridionale: sono calcari, arenarie, arenarie calcaree), wurfeniani e in genere triassici. Questi ultimi sono formati dal tipico calcare bianco della Marmolada. Non mancano, nel massiccio, affioramenti di materiale vulcanico, in particolare ceneri e tufi, testimonianti l’attività effusiva secondaria, eteropica rispetto alle scogliere e alla dolomia principale. Sul versante nord del gruppo principale si estende il Ghiacciaio della Marmolada (3,3 km2), il maggiore delle Dolomiti.

Dal 1915 al 1917 il Gruppo della Marmolada fu teatro di guerra. Su quel fronte statico e secondario, Italiani e Austriaci furono protagonisti di sacrifici e ardimenti straordinari, fin sulle massime creste, affrontando, oltre al fuoco nemico, le insidie della montagna, soprattutto nei due inverni durante i quali, a più riprese, terribili valanghe causarono centinaia di vittime. Fu una guerra di audaci colpi di mano, ma, soprattutto, di tenacia e ingegnosità, per costruire difese e vie di collegamento a quote e in ambienti ritenuti, fino allora, impossibili. Da parte austriaca si realizzò, nelle viscere del ghiacciaio, mediante un labirinto di gallerie una vera e propria ‘Città’. Gli Italiani, invece, si specializzarono soprattutto in opere di caverna e su roccia. Ovviamente mentre la ‘Città di Ghiaccio’ è praticamente scomparsa, restano innumerevoli e impressionanti tracce dei lavori in roccia, soprattutto sulle Creste di Costabella, sul Col Ombert e, sulla stessa Marrnolada, nella zona di Forcella Serauta.

 

Istituto geografico de Agostini
Novara