La Shell e la Sakhalin Energy Investment
(SEI) hanno annunciato che spenderanno 5 milioni di dollari in uno studio
sulle balene grigie del Pacifico occidentale, ma secondo il WWF questo non
rimuoverà i pericoli per questa specie di cetacei, e non è niente più
che un'operazione di greenwashing. La SEI e la Shell sono coinvolte in un
esteso programma di estrazione petrolifera intorno all'isola russa di
Sakhalin, una zona dove le rare balene grigie del Pacifico occidentale si
nutrono. Le due compagnie hanno annunciato che lo studio riguarderà lo
stato di salute delle popolazioni di balene grigie, la cui popolazione è
stimata intorno ai 100 esemplari.
Il WWF sostiene che se le compagnie sono serie nelle loro intenzioni di
proteggere questa specie, devono modificare i loro piani di estrazione. Se
non modificheranno il progetto Sakhalin-2 per eliminare i pericoli, quel
denaro non è niente più che greenwashing. Cinque mln di dollari
mitigheranno ben poco l'impatto della nuova piattaforma adiacente ai
territori in cui le balene si nutrono, o dei 4 oleodotti che
attraverseranno quelle zone. I gruppi ambientalisti sono preoccupati per
il fatto che le compagnie petrolifere che operano intorno all'isola
conducano test sismici vicino alle zone di alimentazione delle balene,
spaventandole o impedendogli di nutrirsi.
Secondo il WWF, se la SEI e la Shell vogliono veramente che le balene
grigie sopravvivano, dovrebbero spostare la piattaforma e gli oleodotti.
Su questo punto concorda anche il direttore di Pacific Environment, una
ONG che lavora in partnership con le ONG russe e sta monitorando il
finanziamento dei progetti attraverso i soldi dei contribuenti che
arrivano tramite la Banca Europea per la Ricostruzione, e alcune Agenzie
di Credito all'esportazione. Oltre alla Shell, anche la ESSO opera intorno
all'isola. Un'altra cattiva notizia per i cetacei arriva dal Giappone. Il
governo giapponese ha detto che le balene dovrebbero essere trattate come
animali nocivi in quanto divorano tante risorse ittiche quante ne riesce a
prelevare la flotta Giapponese.
I paesi che sono contrari alla caccia alle balene potrebbero subire
"rappresaglie" da parte del Giappone, come sanzioni commerciali,
ha detto un funzionario del governo nipponico al summit sulla pesca della
FAO. Secca è stata la risposta del WWF, che già in passato aveva
avanzato le sue critiche a questa teoria. Secondo l'organizzazione
ambientalista, le risorse ittiche sono in declino per la gestione
insostenibile della pesca attuata fino ad oggi. Non si spiegherebbe,
infatti, come mai nell'ultimo secolo le popolazioni di balene siano state
praticamente decimate e contemporaneamente le risorse ittiche siano
diminuite se non si considera la pesca eccessiva portata avanti da paesi
che regalano sussidi alle proprie flotte le quali decimano le popolazioni
di pesce in tutto il mondo. I sussidi ammontano a 15 miliardi di dollari
all'anno. Il Giappone consuma il 28% del pescato mondiale annuale. Secondo
la FAO, il 75% delle specie ittiche consumate per l'alimentazione sono
sfruttate al limite di rigenerazione o sovrasfruttate oltre quel limite.
fonte: WWF International
traduzione di Fabio Quattrocchi