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L'itinerario proposto è una variante al classico
viaggio con aereo fino a Reykjavik più noleggio dell’automobile;
consente inoltre di visitare le Isole Fær
Oer (due giorni abbondanti a disposizione) che, sole permettendo, sono
davvero spettacolari. La lunghezza e la durata del viaggio sono
condizionate dal fatto che la traversata in traghetto è piuttosto lunga e
che il punto d’imbarco (Hanstolm, Danimarca) dista circa 1800 Km: tutto
questo impegna una decina di giorni circa.Un aspetto importante da
considerare se si vuole visitare l’interno dell’Islanda, sono le
strade e le loro condizioni: la maggior parte di esse sono sterrate (unica
eccezione sono la Ring Road e le strade intorno alla capitale) e alcune
sono vere e proprie piste (lettera F davanti al numero della strada). La
velocità di percorrenza può variare molto in funzione del fondo che si
incontra (buche, sassi, sabbia, etc.) e può capitare di dover procedere a
20 Km/h per decine di chilometri su fondi così sconnessi da provocare un
vero e proprio “terremoto” all’interno della vettura.Numerosi sono
anche i guadi da affrontare e qui si rende praticamente indispensabile
l’utilizzo del fuoristrada: tanti di essi sono segnalati sulle carte (se
abbastanza dettagliate) e risultano quasi sempre ben attraversabili.
Occorre però essere molto prudenti e rispettare alcuni semplici regole
quali il non avventurarsi mai da soli e avere qualcuno pronto a darvi una
mano, valutare bene il punto in cui si può passare più agevolmente (a
volte sono presenti cartelli con indicazioni di come e dove attraversare),
evitare le ore più calde e le giornate molto piovose.E’ bene tenere in
considerazione anche il livello del carburante, prima di abbandonare la
Ring Road conviene sempre avere il serbatoio pieno o quasi, anche se per
rimanere senza carburante bisogna andarsela a cercare (una tanica di
scorta comunque non guasta!). Se si dispone di buone mappe (reperibili appena
sbarcati a Seydisfjordur o poco più avanti a Egilsstadir), orientarsi non
è per nulla difficoltoso, tutti i bivi sono ben segnalati (anche nelle
piste interne). Un buon GPS con cartografia dettagliata dell’Islanda
comunque, non possono che essere di aiuto, soprattutto se si dispone di
utili waypoint quali distributori, luoghi di interesse, guadi, etc.E’
inoltre consigliabile munirsi di una buona guida turistica, anche se le
indicazioni migliori si hanno per contatto diretto con altri viaggiatori,
leggendo esperienze di viaggio di chi ci è già stato e raccogliendo
opuscoli informativi nei numerosi uffici turistici:a volte le guide
consigliano troppe cose da non perdere e alla fine si prende una qualche
delusione (o fregatura che dir si voglia!!).Il clima è piuttosto
variabile, si passa da 20° C in corrispondenza dei deserti che portano ad
Askja e al Kverkfjoll a pochi gradi sopra lo zero quando si arriva ai
piedi dei ghiacciai; per il resto la temperatura si mantiene intorno ai
10-15° C. Una cosa da non sottovalutare è invece il vento: quando si
alza rende molto difficoltoso ogni tentativo di campeggiare in tenda,
oltre a portare con se una bella carica di freddo.
Le nostre foto:

Andrea "Armstrong"
Salati |

Claudio "Fantino" Fantini |

Stefano "Steve" Fontana |

Marco "Tello" Moscatelli |
Ora in dettaglio tutte le tappe
del nostro viaggio:
Primo giorno (giovedì 25 luglio 2002):
Bibbiano (RE) – Monaco di Baviera (550 km circa)
Giovedì 25 luglio, il giorno della partenza:
buona parte del pomeriggio la dedichiamo a caricare la macchina, abbiamo
un sacco di materiale e farci stare tutto è davvero una bella impresa, ma
dopo vari tentativi la montagna di provviste e attrezzature che prima era
nel cortile, ora è tutta nel baule della macchina (qualcosa è però
finito anche all'interno dell' abitacolo tra una gamba e l'altra). Ogni
cosa sembra perfettamente incastrata, tanto da lasciarci dubitare se
riusciremo mai a ricaricare tutto una volta in viaggio!? Sono le 21.30,
una birra al campo base Metheglin Pub di Corniano, saluti agli amici
presenti, poi armati di una buona torta (di casa Moscatelli) e di un
thermos pieno di caffè (fondamentale per viaggiare di notte), saliamo
tutti sulla macchina e ci dirigiamo verso Reggio Emilia, dove imbocchiamo
l’A1 direzione Modena, per poi svoltare sulla A22. Il tempo sin dai
primi chilometri è pessimo….piove di brutto e non si vede granché:
speriamo che non sia il presagio di una vacanza molto umida!!! Il viaggio
prosegue alla volta del Passo del Brennero: nell’ultimo autogrill prima
del confine austriaco, facciamo rifornimento alla macchina e acquistiamo
il bollino autostradale austriaco con validità 2 mesi (costo 21,80 euro,
che però non comprende il costo del viadotto d’Europa, 8 euro).
Attraversata velocemente l’Austria, giungiamo a Monaco di Baviera, dove
decidiamo di fermarci a dormire in una area di sosta nei pressi della
diramazione per la A9, lungo il raccordo anulare A99 che costeggia il lato
orientale della città (in Germania è molto in uso passare la notte nelle
aree di sosta, che sono infatti molto ampie e ben attrezzate) con
l'obbiettivo di ripartire di buon ora il mattino seguente.
Secondo giorno (venerdì 26 luglio 2002):
Monaco di Baviera – Northern – Krusaa (950 km circa)
Dopo aver fatto una buona colazione nella tavola
calda dell’area di sosta a base di caffè, torta di mele ed erbazzone
ripartiamo alla volta della Danimarca; percorriamo la A9 fino a
Norimberga, poi la A3 per Wurzburg; sostiamo per
il pranzo (carne alla griglia, patate fritte, birra e caffè a 13,5
euro a testa) a Northern, piccolo paesino poco sopra Kassel. Da qui la A7
fino a Flensburg (confine danese), attraversando, Hannover e Amburgo (qui
troviamo molto traffico). Attraversato il confine, visto l'orario (18.30)
decidiamo di uscire dall’autostrada all’altezza di Krusaa, dove
pernottiamo nell’ottimo campeggio locale “Camping Krusaa” (spesa 9
euro a persona più doccia 0,5). Il campeggio offre tutti i servizi
(piscina, cucina, tavoli comuni) e come la stragrande maggioranza dei
campeggi danesi è molto pulito ed ordinato; risulta obbligatorio
sottoscrivere la tessera campeggi danese (a noi viene rilasciata una
tessera per turisti di passaggio; costo 2,50 euro circa).
Terzo giorno (sabato 27 luglio 2002): Krusaa
– Hanstolm – Nave "Norrona" (300 km circa)
Dopo una buona colazione, chiudiamo e raccogliamo le
nostre tende e infiliamo tutto dentro il bagagliaio in maniera abbastanza
veloce, nonostante gli spazi a disposizione siano molto limitati a causa
del grande carico iniziale. Partiamo così verso le 10.30 e imbocchiamo la
E45 fino a Vejle; da li proseguiamo sulla strada 18 fino a Herning (qui
facciamo sosta per il pranzo), poi la strada 13 fino a Holstebro, quindi
strada 11 fino a Thisted ed infine la strada 26 che giunge sino ad
Hanstolm (attenzione, qui il sabato i negozi chiudono tutti alle 16,
compreso il centro commerciale situato poco fuori dal paese, quindi nel
caso si voglia fare spesa, conviene fermarsi prima!). Chi pensa di
arrivare ad Hanstolm e trovarsi davanti un grande porto sbaglia
clamorosamente: è un piccolissimo porto di pescatori, dal quale spunta il
molo da dove ogni sabato sera parte il traghetto per l’Islanda.
L’unica cosa che merita una visita prima dell’imbarco è il faro: alto
più di 22 m, offre una splendida visuale del porto e della verde
collinetta dove sorge il paese. Per accedervi basta arrivare con il
proprio mezzo nel parcheggio a lato del faro (si trova nei pressi del
cimitero in cima ad una collina), bussare alla porta del custode e
consegnarli 0,50 euro a persona. Dalla sommità del faro, riusciamo ad
intravedere la nave Norrona nel porto che ci aspetta e noi, come
consigliato, ci dirigiamo verso il check-in circa due ore prima della
partenza: in mezzo ai veicoli incolonnati, vediamo preparazioni ed
allestimenti delle vetture degni della corsa più pazza del mondo. Anche
noi comunque non scherziamo, anzi…siamo gli unici ad avere una
Maggiolina (verde con applicate diverse margheritone colorate) sulla
cappotta! Sono le 20.15, la nave "Norrona" parte alla volta
delle isole Fær Oer.
| Quarto giorno (domenica 28 luglio 2002): Nave
"Norrona"
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La "Norrona" nel porto di Hanstolm
|
Una volta saliti a bordo, ci rendiamo immediatamente
conto di non essere esattamente su una nave da crociera: gli allestimenti
sono piuttosto spartani e “vissuti”, in particolar modo le cuccette
hanno un aspetto un pò triste e non sono troppo pulite! La nostra cabina
dispone di 3 letti a castello attrezzati solamente con il materasso
(niente cuscino e coperte, quindi è d’obbligo portarsi il sacco a pelo)
ed è priva del bagno e della serratura di ingresso, inoltre visto che noi
siamo solo in 4, la dividiamo con un ragazzo ed una ragazza di provenienza
tedesca. Ovviamente la nave dispone anche di cabine più confortevoli, ma
il loro costo è notevolmente più elevato!La nave dispone poi di
un’ampia caffetteria con self-service annesso: qui è possibile
consumare colazione, pranzo e cena a cifre piuttosto ragionevoli, inoltre
è tollerato il fatto di portare al tavolo provviste personali e di
soffermarsi a lungo sui divanetti e sulle seggiole: per questo motivo, la
caffetteria diventa un po’ il nostro luogo di ritrovo e quello dove noi
trascorriamo più tempo!Qui, insieme agli amici e alle nuove e simpatiche
conoscenze fatte a bordo (qualcuna anche sul molo d’imbarco), armati di
cartine e guide, iniziamo a fantasticare sui percorsi e sulle attrattive
che ci attendono in Islanda: ognuno dice la sua e alla fine si fa una gran
confusione e tante risate!!Nel ponte superiore della nave, è invece
allestito un piano bar, dove di giorno viene fatto un qualche
intrattenimento (BINGO soprattutto) e di sera serve ad ospitare una coppia
di cantanti bulgari (sui quali è meglio stendere un velo pietoso) che
presentano le loro performance musicali!!La prima nota dolente della
vacanza, arriva proprio sulla nave, infatti veniamo contattati
dall’ufficio informazioni, dove ci attende una sgradita sorpresa: la
nostra macchina supera 1,8 m di altezza, quindi è necessario pagare un
supplemento…di 530 euro!! Dopo il rischio di un arresto cardiaco,
riprendiamo le forze e cerchiamo inutilmente di spiegare che l’agenzia
in Italia non ci aveva messo al corrente di questo aspetto (sapevamo
solamente di supplementi oltre i 5 mt di lunghezza). Dopo una bella
discussione e vari tentativi di trattare su quella mostruosa cifra, ci
arrendiamo e versiamo con rammarico la somma intera; la sorpresa arriva
circa due ore più tardi, ci viene inspiegabilmete restituito metà
dell’importo versato con tanto di scuse e sorrisi…sinceramente non so
se per un effettivo errore o perché ci eravamo piuttosto alterati nel
colloquio precedente, in ogni modo è andata bene così!
Quinto giorno (lunedì 29 luglio 2002): Isole Fær
Oer
Torshavn – Saksun – Tjornuvik – Eidi –
Gjogv – Torshavn (180 km circa)
Arriviamo di prima mattina nel porto di Torshavn (ore
06.00); l’impatto con la città non è dei migliori…incontriamo flotte
di ragazzi ubriachi che cercano di rientrare verso le proprie case (più
tardi ci verrà spiegato che questi sono giorni di festa!), ma nonostante
questo non troviamo nessun problema a scambiare due chiacchiere con
qualcuno di loro, che anzi si dimostra anche essere molto
cortese.Decidiamo di visitare subito il nord dell’isola di Streymoy e ci
dirigiamo sulla strada 52, che costeggia il fiordo:da questa strada è
possibile osservare numerosi “anelli galleggianti”, che altro non sono
che allevamenti di trote e salmoni (i loro salti sono visibili dalla
strada!). Proseguiamo poi sulla 10 fino a Kollafjordur; ad Hvalvik
svoltiamo sulla 204 in direzione Skasun e ci addentriamo in una valle
verdissima dove corre una strada stretta ma in condizioni perfette, che
porta in una piccola conca circondata da cascate sulla destra e prati
verdi che si inerpicano sulla montagna a sinistra: di fronte a noi una
piccola chiesetta con annesso camposanto e in fondo alla valle, una lingua
di sabbia scura lasciata scoperta dalla marea. E’ davvero difficile
mettere a parole la sensazione di benessere e libertà che si respira in
questo luogo!In seguito facciamo ritorno verso Hvalvik e raggiungiamo il
villaggio di Tjornuvik, situato in una bellissima baia a Nord dell’isola
di Streymoy: da qui si possono osservare molto bene i due faraglioni che
delimitano la costa settentrionale dell’isola di Eysturoy; nel villaggio
c’è anche un piccolo ma grazioso bar dove è possibile fare uno
spuntino, bere un caffè e scambiare quattro chiacchiere con il gestore,
che ci spiega che è al suo primo anno di attività (a noi torna davvero
difficile immaginare una simile attività in un posto così piccolo e
tranquillo: non so quante persone passeranno in un giorno, ma credo
bastino due mani per contarle!).Nel pomeriggio ci portiamo sull'isola di
Eysturoy, con l'obbiettivo di visitare i villaggi di Eidi e Gjogv: Eidi è
un bellissimo villaggio al quale è stato riconosciuto qualche anno fa, il
premio come cittadina più pulita e verde al mondo; qui si trova anche un
museo dove sono riprodotte antiche usanze di vita Faroesi. A Gjogv, è
segnalata la presenza di una colonia di pulcinelle di mare, uccelli marini
somiglianti a piccoli pinguini con il becco arancione, che sono tra i
simboli dell'isola: purtroppo noi non riusciamo a vederne neanche una
(forse la colonia si è trasferita?!). Da segnalare la straordinaria
visuale offerta dalla strada di montagna che collega questi due villaggi:
se la giornata è bella si possono vedere e fotografare panorami
indimenticabili! Concludiamo la giornata nel tranquillo campeggio di
Torshavn, che si trova a nord-est della città su una piccola scogliera
che si affaccia sul mare; il campeggio non offre servizi molto ampi, ma
non manca nulla e il custode si mostra da subito gentile e molto
disponibile a rispondere a qualsiasi richiesta di aiuto, il tutto per 7
euro a testa, macchina, tenda, uso cucina e acqua calda compresi.
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Sesto giorno (martedì 30 luglio 2002): Isole Fær
Oer
Torshavn –
Noroadaulur – Sornfelli – Isola di Eysturoy (230 km circa)
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Il porto di Torshavn |
Ci dirigiamo sulla strada 10, molto caratteristica in
quanto offre un ottima visuale del fiordo dall’alto, poi svoltiamo per
Noroadaulur: prima che la strada cominci a scendere non può mancare una
bella foto con alle spalle l’isola di Koltur. Facciamo poi ritorno sulla
10 e imbocchiamo una stradina di montagna che conduce sulla cima del
Sornfelli (749 m), da dove si può godere di un panorama mozzafiato: qui
si trova anche un osservatorio astronomico, che però non è possibile
visitare. Scendiamo poi per circa un chilometro e ci avventuriamo in una
passeggiata di circa 2,5 ore che ci conduce su uno spuntone di roccia a
picco sul mare: di fronte abbiamo l’isola di Vagar.Di ritorno dalla
lunga passeggiata, decidiamo di dedicare il pomeriggio alla visita del
versante sud dell’isola di Eysturoy (che ieri avevamo saltato): nulla di
così interessante da segnalare, ma vale comunque la pena vedere la bella
costa meridionale, caratterizzata da paesaggi più collinari e
pianeggianti e da coloratissimi villaggi.
L'isola di Koltur vista da Noroadaulur
Chiudiamo la giornata facendo
ritorno al campeggio di Torshavn; trascorriamo le ultime ore della
giornata al Caffè Nature (in pieno centro vicino al porto), dove non
perdiamo l'occasione per bere una birra di produzione locale (qui i costi
sono ancora più che accessibili, la qualità della bevanda invece lascia
un po’ a desiderare) insieme ai compagni di viaggio conosciuti in questi
giorni.
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Settimo giorno (mercoledì 31 luglio 2002):
Isole Fær Oer
Torshavn – Kirkjubour – Torshavn – Nave
"Norrona" (30 km circa)
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Le rovine della cattedrale di St.Magnus |
In attesa che la Norrona faccia ritorno nel porto per
condurci in Islanda, passiamo le ultime ore alle Fær Oer facendo visita al piccolo paesino di Kirkjubour, situato
nell’estremità meridionale dell’isola di Streymoy, a pochi chilometri
da Torshavn. Questo paese, sovrastato da una ripidissima collina, è
situato in una verde piana che degrada dolcemente verso il mare ed è
caratterizzato dalla presenza di alcuni edifici ecclesiastici quali la
Olav ’s church (tuttora in uso) e le rovine della cattedrale di
St.Magnus. L’atmosfera che si respira in questo luogo è davvero
rilassante, gli unici rumori che si sentono sono i versi dei numerosissimi
uccelli presenti; a fare da guardiani all’ingresso del paese troviamo
due bellissimi cane da pastore, che con aria un po’ triste, aspettano
l’arrivo di qualche turista per giocare (uno dei cani ci ha portato un
sasso davanti ai piedi perché potessimo lanciarglielo). Nel primo
pomeriggio ci riportiamo a Torshavn sul molo d’imbarco, dove già
troviamo la nave Norrona pronta ad imbarcare i numerosi turisti che come
noi hanno trascorso questi giorni alle isole Fær
Oer. Il bilancio di questi due giorni alle Fær
Oer è sicuramente più che positivo, in primo luogo per i bellissimi
paesaggi che siamo riusciti ad ammirare (complice un cielo ed un sole
splendidi!!), in secondo luogo per l’ospitalità e la cortesia della
gente. E’ importante segnalare che non disponendo di guide specifiche,
conviene sicuramente farsi dare una qualche dritta da chi le ha già
visitate e magari improvvisare una qualche escursione a piedi su uno dei
numerosi pendii che si affacciano sul mare.
Sono le 18.00, si parte alla volta dell’Islanda!
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Ottavo giorno (giovedì 1 agosto 2002):
Seydisfjordur – Egilsstadir – Snafell –
Vatnajoukull – Bru (170 Km circa)
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La vetta dello Snafell |
Sono le 09.30 e la "Norrona" sta
attraccando in perfetto orario al molo del porto di Seydisfjordur: siamo
finalmente in Islanda! Il tempo è splendido, fa quasi caldo, anche se le
cime innevate intorno a noi ci ricordano che siamo molto a nord.Sbrigate
le formalità di sbarco (eventuale disinfezione di materiale per la pesca
e passaggio di cani antidroga) in circa 45 minuti, ci dirigiamo
velocemente verso la banca locale per il cambio della valuta (occorre
essere rapidi, altrimenti si fa fila e/o si rischia di non riuscire a
cambiare, in quanto tutti i passeggeri della nave finiscono li, al limite
si va ad Egilsstadir che è poco lontano), poi ci dirigiamo verso
Egilsstadir sulla 953; da qui dopo aver fatto spesa nel fornitissimo
centro commerciale e rifornimento alla vettura, imbocchiamo la strada 931
poi la pista F910 verso il rifugio Snafellsskali ai piedi dello Snafell
(1833 m), la prima cima innevata di una certa importanza che incontriamo
nel nostro viaggio. Lungo questo percorso iniziamo a fare conoscenza con
l'inospitale territorio islandese, qui caratterizzato da enormi distese
brulle, ricche soltanto di pietre.Scorgiamo all'orizzonte una lunga linea
bianca che inizialmente può assomigliare ad una formazione nuvolosa: si
tratta invece del Vatnajoukull, il ghiacciaio più grande d'Europa (8600
kmq). Diciotto ulteriori chilometri dopo il rifugio conducono ai piedi del
ghiacciaio, ed è impressionante veder scendere la temperatura di 15° C
in una distanza così ridotta e rimanendo alla stessa quota altimetrica;
qui infatti troviamo una temperatura vicina ai 5° C, contro i 20° C
registrati in precedenza. E' davvero una sensazione incredibile posare i
propri piedi sul ghiacciaio, dopo che siamo riusciti ad apprezzarne la sua
vastità lungo il percorso odierno.Riprendiamo a ritroso la F910 fino a
Bru, dove attrezziamo in pieno deserto un piccolo campo base per
trascorrere la nottata: il silenzio che c'è qui di notte è davvero
agghiacciante! Le piste percorse oggi, nonostante i diversi guadi che
abbiamo dovuto attraversare, risultano tutte ampiamente percorribili.

Il rifugio Snafellsskali |

Ai piedi del Vatnajoukull |

Il campo base presso Bru |
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Nono giorno (venerdì 2 agosto 2002):
Bru –
Kverkfjoll: rifugio Sigurdarskali (105 Km circa)
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Le grotte di ghiaccio inferiori,sorgente Jokulsafjollum
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Nella strada che porta al Kverkfjoll (F910), il primo
tratto è collinare, poi la strada assume le caratteristiche di una pista
africana; si attraversa un deserto di lava e cenere vulcanica, circondato
da cime appuntite. I colori vanno dal beige al grigio chiaro al nero, il
paesaggio sembra a tratti lunare. Tanti pezzi di strada sono una vera e
propria gimkana in mezzo a blocchi di lava enormi. La velocità di
percorrenza va dai 30 ai 50 Km/h a seconda del fondo che troviamo. Non ci
sono però tratti particolarmente impegnativi o di difficile percorrenza
(incontriamo anche una carovana di camperisti temerari...italiani
ovviamente!!): troviamo però anche tratti di pista interamente sabbiosi
(qui i camper sicuramente non passeranno). Dopo circa 58 Km svoltiamo
sulla strada F902 per Kverkfjoll: la strada all'inizio è poco più bella
di una mulattiera, ci sono anche molti tratti con pietre piuttosto grandi,
poi con il passare dei chilometri le cose migliorano un poco anche se ci
sono due guadi piuttosto impegnativi. Mentre ci portiamo verso il
ghiacciaio, i colori cambiano, il rosso si mescola all'ocra scuro e al
nero della cenere...e dietro in lontananza il bianco dei ghiacci. L'unica
forma di vegetazione che riusciamo a vedere sono dei minuscoli fiorellini
rosa e bianchi, che crescono quasi ovunque, insieme a licheni di colore
bianco; l'ultimo tratto di pista risulta particolarmente impegnativo per i
mezzi, velocità massima intorno a 15 km/h, molte pietre e tante
buche.Arrivati al rifugio Sigurdarskali senza prenotare (1500 corone a
testa per dormire e uso cucina, doccia calda 250 corone!!), riusciamo
ugualmente a trovare posto (colpo di fortuna da non ritentare, il rifugio
è quasi sempre al completo, ma al limite si può campeggiare con la
tenda).Visto che siamo solo a metà pomeriggio, decidiamo di avventurarci
sul sentiero Virkisfell, da dove dopo circa un ora di camminata abbastanza
dura, riusciamo a godere di un buon panorama sul fiume Jokulsa a fjollum e
sul rifugio: di fronte a noi, in lontananza, un maestoso muro di ghiaccio
alto parecchie decine di metri e lungo chilometri, ci da un’idea delle
incredibili dimensioni di questo ghiacciaio.Trascorriamo poi la notte nel
rifugio, con l’intento di alzarci di buon ora il mattino seguente, per
andare a visitare le grotte di ghiaccio presenti sul Kverkjokull.
Decimo giorno (sabato 3 agosto 2002):
Kverkfjoll – Askja – Reykjalio (275 Km circa)
Dal rifugio Sigurdarskali, la pista prosegue per
circa 4,5 km fin alle grotte di ghiaccio inferiori: una vera e propria
pietraia da affrontare con cautela a 10-15 km/h. Le grotte inferiori,
facilmente raggiungibili in circa 15 minuti di cammino dalla fine della
strada, si presentano come una grossa bocca glaciale dalla quale esce
acqua torbida e fangosa (sorgente dello Jokulsa a fjollum).Lo spettacolo
vero e proprio invece, è quello delle grotte superiori: dal basso si può
vedere una colonna di vapore consistente che indica sorgenti calde e
attività geotermica in mezzo al ghiacciaio; queste sono però difficili
da raggiungere, in quanto il percorso prevede diverse ore di cammino
(buona parte su ghiaccio). Non è quindi consigliabile avventurarsi senza
l'ausilio di una guida e della attrezzatura necessaria.Torniamo sui nostri
passi e percorriamo a ritroso la F902 sino all'incrocio con la F910 dove
svoltiamo a sinistra per Askja. Da qui comincia un vero e proprio sentiero
su un fiume di lava, la velocità di percorrenza scende miseramente a
10-15 km/h, il paesaggio cambia colore all'improvviso, il fiume di lava
nera è ricoperto da un manto di piccoli sassi color beige che si
sbriciolano al tatto (pietra pomice a mio avviso). Giunti al bivio sulla
F88 dopo circa 2 ore, svoltiamo a sinistra; le condizioni della pista
migliorano un poco e si riesce ad aumentare leggermente la velocità
(40-50 km/h).Arrivati al rifugio di Askja si svolta a destra e la strada
comincia a salire intorno al cratere, sino ad un parcheggio da dove parte
un sentiero.Il sentiero, di facile percorrenza e pianeggiante per quasi
tutta la sua lunghezza, porta sino alla bocca del cratere Vjti (circa 40
minuti);
La bocca del cratere Vjti
da qui si scende per una stradina scoscesa fino alla vasca di
acqua sulfurea calda di colore bianco-azzurro: le tonalità dell’acqua e
delle pareti del cratere, creano un contrasto di colori davvero
suggestivo.A fianco di questo cratere, ve ne è un altro di dimensioni
notevolmente superiori, anch’esso riempito completamente dall’acqua,
che però presenta colore e temperatura molto differenti dal precedente.
Terminata l'escursione riprendiamo la F88 in direzione Myvatn per
riportarci sulla Ring Road 1....finalmente! Passiamo a fianco della
imponente montagna Herdubreid e sostiamo per un attimo nella oasi
adiacente (siamo costretti a fuggire, assaliti dai moscerini!).L'oasi è
l'unico punto verde dopo tanti km di deserto, verde mantenuto dalle tante
sorgenti di acqua presenti; il fiume Jokulsa a Fjollum qui si allarga
notevolmente e spaventa per la sua portata di acqua. Gli ultimi 20 Km
prima di arrivare sulla Ring sono un calvario, la pista è piena di
piccoli dossi che rendono impossibile andare oltre i 20 km/h...pena
l'apertura della macchina in due! Poi proseguiamo fino a Reykjalio dove
campeggiamo nell’affollato ma confortevole campeggio cittadino
(moltissimi giovani provenienti da ogni parte del mondo).
Undicesimo giorno (domenica 04 agosto 2002):
Lago Myvatn
Reykjalio – Grjotagja – Hverfjall –
Dimmuborgir – Hverir - Husavik (110 km circa)
La giornata comincia nei dintorni di Reykjalio, dove
andiamo a visitare Grjotagja, grotta con lago di acqua calda (circa 50°
C) sulfurea, che giace a ridosso della dorsale atlantica qui ben visibile:
qui è possibile fare la famosa foto con un piede sulla zolla europea e
uno sulla zolla americana. Pochi chilometri più avanti si trova il
vulcano Hverfjall, dove con una passeggiata di circa 45 min. si può
salire sul cratere e godere di un buon panorama sul lago Myvatn (la parte
occidentale del cratere è quella che offre il panorama migliore!).Tornati
sulla Ring proseguiamo fino a Dimmuborgir, dove è possibile addentrarsi
in un vero e proprio cimitero di piccoli pseudocrateri (in realtà è un
parco); è possibile vedere anche una piccola grotta. Ci sono vari
percorsi che si possono effettuare a piedi, quello più ampio richiede
circa 1 ora e mezzo. Successivamente ci portiamo sulla strada per
Egilsstadir e andiamo a visitare Hverir: qui troviamo la massima
espressione locale di soffioni sulfurei e pozze di fango bollente;
Pozze di fango bollente presso Hverir
vale
davvero la pena fermarsi un po’, il posto offre colori incredibili e
vedere il fango ribollire nelle pozze è davvero suggestivo. Nel tornare
verso Reykjalio bisogna assolutamente fermarsi a fare un bagno nelle calde
acque sulfuree della vasca che è ben visibile a destra della strada.Da
qui proseguiamo sulla strada 87 fino al bivio con la 85 e svoltiamo a
destra per Husavik, dove ci aspetta il Whale safari. Arrivati al Whale
center di Husavik prenotiamo immediatamente l’uscita delle 20.15 (ci
sono 3 uscite al giorno,10, 13 e 20.15) ad un costo di 3600 corone a
persona; nell'attesa che la nave parta, ci dirigiamo nel locale campeggio,
gestito da una anziana signora vestita in stile 6 gennaio, che si mostra
subito gentile, ma ovviamente ci chiede anche di pagare il conto (500
corone a persona). Piazziate le nostre tende, consumiamo una veloce cena,
in quanto rientreremo dall'escursione verso le 23.30.Una volta imbarcati,
ci viene consegnato un pratico impermeabile da marinaio, anche se risulta
indispensabile essere corredati di un abbigliamento piuttosto pesante,
guanti e cappello il lana. Dopo circa
1,5 ore di mare
riusciamo ad avvistare diverse coppie di delfini che saltano e numerose
pulcinelle di mare: poco dopo arrivano le balene!! Lo spettacolo è
impagabile, nonostante le dimensioni di questi grandi mammiferi non siano
delle più grandi: vederle da vicino è comunque molto emozionante!Durante
il viaggio di ritorno ci ritiriamo all'interno della nave (fuori tira
un'aria davvero poco piacevole) dove ci vengono offerti caffè, cioccolata
calda e merendine; la giornata si chiude facendo ritorno nel campeggio.

Uno splendido tramonto a largo di Husavik
Dodicesimo giorno (lunedì 05 agosto 2002):
Husavik – Asbyrgj - Dettifoss (occidentale) – Dettifoss (orientale)
– Krafla - Reykjalio (Km 250 circa)
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L'ingresso del canyon di Asbyrgj
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Da Husavik ci dirigiamo verso Asbyrgj sulla strada
85, in mezzo a verdi pascoli che danno sul mare, la zona è favolosa anche
per effettuare campeggio libero. Ad un certo punto il panorama si apre su
una grande pianura solcata dal fiume Jokulsa a fjollum che sfocia in
mare.Prima di Asbyrgj, giriamo a destra ed entriamo in un canyon si dice
scavato dal fiume a causa di un repentino scioglimento del ghiacciaio
Vatnajoukull, che portò con violenza milioni di metri cubi di acqua verso
il mare in pochi giorni; oltre al canyon è possibile vedere un
verdeggiante parco ricco di piante e un laghetto popolato da
anatre.Imbocchiamo poi la F862, pista in buone condizioni, dalla quale si
può ammirare il canyon dall’alto percorrendo qualche centinaio di metri
a piedi e ci portiamo sul lato occidentale di Dettifoss (32 km). La
cascata è davvero imponente, impressiona per la sua portata d’acqua, la
nuvola che si alza è visibile da chilometri; il sentiero che porta
sulla cascata richiede circa 15 minuti di cammino.Vale sicuramente
la pena visitare Hafragilfoss, bivio a sinistra poco prima di Dettifoss:
offre una stupenda visuale sul canyon e c’è una piccola insenatura dove
l’acqua fangosa dello Jokulsa si ferma e riassume il colore azzurro
tipico dell’acqua.Sulla strada di ritorno verso la Ring ci fermiamo
anche a Hljodaklettar, un piccolo parco naturale dove ci sono numerose
formazioni vulcaniche a "nido d’ape", colonne basaltiche e
diverse specie di fiori e piante. C’è anche una grande grotta chiamata
Kirkjan (la chiesa) che sicuramente merita di essere vista; il percorso a
piedi per visitare questa zona richiede 30-45 minuti. In seguito ci
dirigiamo sulla strada 864 per osservare Dettifoss
La maestosa cascata di Dettifoss
dal lato orientale che
offre un più ampio panorama sulla cascata, ma preclude in parte la
visione sul canyon: questo percorso, segnalato sulle carte in condizioni
migliori di quello sulla sponda opposta del fiume, risulta però in
condizioni nettamente peggiori (è tuttavia molto più trafficato).Sulla
strada di ritorno a Reykjalio, facciamo sosta nel comprensorio del Krafla
dove possiamo ammirare, oltre ad una grande centrale geotermica, un
cratere (Vitj) che si è riempito di acqua, molto simile a quello già
visto ad Askja: i colori che riusciamo a vedere sono veramente
incredibili!! I verdi campi che portano a questo comprensorio, sono
conformati in maniera davvero strana, presentano tanti piccoli
rigonfiamenti simili a montagnole, che si ripetono a mosaico per tutta
l'estensione del prato.Ma la cosa che più ci colpisce è il cratere del
Leirhnjukur, che si trova a sinistra della strada in cima alla collina,
poco prima del Vitj. Con una lunga camminata a piedi che se compiuta per
intero può durare diverse ore, si possono attraversare campi di lava che
portano fino al cratere, con fuoriuscita di fumi dovuta ai vari soffioni
presenti: sembra di essere davanti ad una eruzione avvenuta poco prima,
tutto ha un aspetto veramente infernale e la puzza di zolfo è molto
intensa!Chiudiamo la giornata facendo ritorno nell’ottimo campeggio di
Reykjalio che si trova qui a pochi chilometri.
Tredicesimo giorno (martedì 6 agosto 2002):
Reykjalio – Godafoss – Akureyri –
Olafsfjordur (150 km circa)
Da Reykjalio imbocchiamo la Ring in direzione
Akureyri, passando per le cascate di Godafoss, visibili per altro anche
dalla strada: conviene comunque fermarsi e fare pochi passi a piedi per
osservare da vicino il possente
salto d’acqua.Arrivati ad Akureyri, ci soffermiamo fino a metà
pomeriggio per fare acquisti nel centro città (TAX FREE) e per bere
qualcosa in un pub (attenzione: 1 bottiglia di birra 8,5 euro!!). Meritano
una visita il centro commerciale e il negozio di articoli sportivi NORTH
66 (specializzato in attrezzatura da campeggio e da escursione).Nel
pomeriggio, imbocchiamo la strada 82 (la vista dell’Eyjafjordur con ai
lati le montagne innevate qui è splendida) e ci dirigiamo verso
Olafsfjordur, un piccolo villaggio di pescatori dove passeremo la nottata
nel locale campeggio che tra l'altro è gratuito: il campeggio offre tutti
i servizi indispensabili, due bagni puliti e due lavandini con acqua
calda, manca solo la doccia, ma a fianco c’è la piscina comunale.
Ovviamente il fatto che sia gratuito significa che si tratta di un piccolo
appezzamento di erba non recintato e privo di custode: non è molto
affollato, ci siamo solo noi!
Quattordicesimo giorno (mercoledì 7 agosto
2002):
Olafsfjordur – Glaumbaer –
Hveravellir – Gullfoss – Geyser (350 km circa)
Il nostro viaggio prosegue, facciamo ritorno sulla
Ring Road in direzione Reykjavik; lungo il tragitto (piccola deviazione di
8 km sulla 75) facciamo una breve sosta a Glaumbaer, dove è possibile
visitare una antica fattoria risalente al 1750, costruita interamente con
zolle di torba e nastri d’erba (per entrare all’interno della
fattoria, occorrono 400 corone).Riprendiamo il cammino e svoltiamo sulla
F35, strada sterrata che però troviamo in buone condizioni sin
dall’inizio; la prima parte della pista scorre su un altipiano
circondato da laghi collegati tra loro, che alimentano una centrale
elettrica posta a valle.La strada peggiora un poco solo qualche chilometro
prima di arrivare a Hveravellir; in questo punto ci si affaccia ai due
ghiacciai Hofsjokull e Langjokull; la sosta ad Hveravellir è obbligata,
una piccola vasca di acqua molto calda è infatti a disposizione di chi
vuole farsi un bagno ed inoltre la zona è molto ricca di soffioni
sulfurei e di pozze d’acqua bollente (simili a piccoli
geyser).Proseguendo sulla F35, il percorso si fa più impegnativo di
quello che era in precedenza: la strada infatti presenta molte buche che
rallentano notevolmente la velocità di percorrenza.Lungo il percorso il
panorama è molto suggestivo, due lingue del ghiacciaio Langjokull si
buttano nello specchio d’acqua che si trova sotto di loro; dopo il ponte
sul fiume Hvita, la strada torna in buone condizioni.Arriviamo a Gullfoss,
Le cascate di Gullfoss
famose cascate che sono riprese da tante cartoline: le cascate offrono uno
spettacolo davvero bello e in presenza di sole non può mancare un
bell’arcobaleno.La giornata si conclude a Geyser nel campeggio di fronte
centro alberghiero (500 corone per campeggio con doccia calda, 100 corone
per utilizzare la piscina, chiedere alla cassa del distributore). Nota: da
Gullfoss in poi tutto prende un aspetto molto più turistico di quello a
cui eravamo abituati…
Quindicesimo giorno (giovedì 8 agosto 2002):
Geyser – Pingvellir – Blu Lagon –
Rejkjanesviti (185 km circa)
La giornata comincia con la visita all’interno del
parco dei Geyser, proprio a fianco del campeggio dove abbiamo pernottato;
lo Strokkur,
Una eruzione dello Strokkur
offre regolarmente un grande spettacolo, ogni 5-6 minuti
lancia verso l’alto per un 20-30 m una colonna di acqua bollente e
vapore. Il Geyser, il geyser più grande, appare invece quasi
addormentato, ma durante la nostra passeggiata riusciamo a vedere una
qualche eruzione di una certa importanza; all’interno del parco è
inoltre possibile osservare una serie di soffioni e di piccoli canali di
acqua calda.La giornata prosegue alla volta di Pingvellir, un parco molto
bello, ricco di verde, di piccoli laghi e antica sede all’aperto del
parlamento islandese; qui inoltre è visibile in maniera molto netta la
dorsale medio atlantica.Passando a fianco della capitale Reykjavik, ci
dirigiamo verso Laguna Blu, un vero e proprio paradiso in mezzo a una
distesa di lava solidificata, ricoperta da muschi e licheni. Questo centro
è dotato di una grande vasca piena di una azzurrissima acqua calda, dalla
quale si alzano nuvole di vapore. L’accesso alla struttura costa 980
corone e permette di godere di tutte le funzionalità del centro: bagno
nella vasca, bagno turco all’interno di una grotta, fanghi e docce
(occorre lavarsi con cura dopo i bagni, specie i capelli).Chiudiamo la
giornata portandoci a Rejkjanesviti, uno spuntone di roccia che si staglia
sul mare nella penisola a Sud-Est dell'isola, dove si trovava il faro più
antico d’Islanda (oggi ricostruito su una collinetta, dopo un crollo
causato da un terremoto agli inizi del ‘900).Oltre al faro, qui è
possibile vedere centinaia di piccoli uccelli bianchi (forse sterne
artiche) che sembrano piuttosto infastiditi dalla nostra presenza,
probabilmente per il fatto che nidificano sulle rocce circostanti;
decidiamo di campeggiare ai piedi del faro e la cosa si rivela
azzeccatissima, in quanto riusciamo a vedere e fotografare un tramonto
incredibilmente bello!!
|
Sedicesimo giorno (venerdì 9 agosto 2002):
Rejkjanesviti – Reykjavik (65 km circa)
|

Reykjavik, il centro città |
Dopo un breve tragitto arriviamo nella capitale
Reykjavik; ci sistemiamo nel campeggio Laugardalur adiacente alla piscina
e all’ostello (2 tende, 4 persone per 2800 corone, doccia calda inclusa,
uso cucina escluso, 50 corone per 20 minuti di fornello). Il campeggio e
l'ostello di solito sono sempre piuttosto affollati d'estate, ma noi
troviamo posto senza problemi di sorta.Passiamo il pomeriggio nel centro
città: le vetrine non sono gran che e oltre a qualche turista non c’è
nemmeno molta gente in giro; sinceramente siamo un po’ delusi. Ci
avevano inoltre avvertito che avremmo trovato molto costoso mangiare e
bere qualcosa: una soluzione di ripiego, mangiando anche discretamente,
noi l'abbiamo trovata in una delle numerose tavole calde presenti nel
centro città: si mangiano ovviamente hot-dog, hamburger e patate fritte e
i costi sono piuttosto contenuti.Il venerdì notte appare però
completamente diverso, tanti giovani in giro per i tantissimi locali e
piano bar presenti nel centro città; passiamo dal Dubliner, pub in stile
irlandese con musica dal vivo, poi ci spostiamo al Foster ’s pub e
chiudiamo la serata (o la mattinata visto che sono le 4 passate!) in un
altro piccolo localino.onostante i prezzi possano scoraggiare il consumo
di alcolici (8-9 euro per una birra media e non parliamo dei
superalcolici…), i banconi dei pub sono molto pieni: è comunque molto
in uso la pratica di bere alcolici prima di entrare nei locali.
Diciassettesimo giorno (sabato 10 agosto 2002):
Reykjavik –
Seljalandfoss – Skogafoss – Dyrholaey – Vik – Hrifunes (270
km circa)
Dopo la notte brava nei pub di Reykjavik, l’orario
di partenza della tappa di oggi si allunga un poco: ci muoviamo dal
campeggio a mezzogiorno e imbocchiamo la Ring Road in direzione di Vik.Lungo
percorso ci fermiamo a vedere le cascate di Seljalandfoss, che nascono da
uno scarico d’acqua del ghiacciaio Eyjafjallajokull: oltre ad essere
molto belle viste frontalmente, è possibile ammirarle da dietro,
affrontando un percorso molto breve che passa sotto lo spuntone di roccia
dal quale scendono le cascate. Da Seljaland inoltre guardando il mare, si
può vedere molto bene l’arcipelago di Vestamannaeyjar.Pochi chilometri
dopo, un’altra cascata da non perdere: Skogafoss, molto più potente
della precedente ed alta una sessantina di metri.Proseguendo sulla Ring si
svolta poi sulla 218 e dopo un tratto sterrato di circa 6 km si arriva a
Dyrholaey, un grande spuntone di roccia ad arco che va a picco sul mare:
L'arco di Dyrholaey
bellissima è la visuale che si ha da qui, ghiacciai alle spalle, verde ai
lati, spiaggia nera sotto e l’azzurro del mare di fronte.Altro
spettacolo (per noi è la prima volta) qui è possibile vedere da molto
vicino le pulcinelle di mare (noi siamo riusciti a fotografarle da pochi
metri!); sulla destra in riva al mare si ergono due maestosi faraglioni.
Poco prima di Vik si svolta sulla 215 per Reynishverfij e arrivati in
fondo alla strada ci si trova direttamente sulla spiaggia nera, quasi di
fronte ai due faraglioni; alle nostre spalle migliaia di uccelli che
nidificano sulle rocce che danno sul mare. Superato Vik proseguiamo sulla
Ring fino al bivio per la 209 ed arriviamo ad Hrifunes dove campeggiamo:
il campeggio è tristissimo, collocato lungo il letto di un fiume ha le
sembianze di un acquitrino! Il campeggio può essere così nominato
soltanto perché c’è il cartello e perché ci sono due bagni….e perché
dopo qualche ora si è presentato un islandese (che non capisce nulla di
inglese) ed ha preteso 500 corone per persona.La deviazione fatta sulla
209 ha il solo scopo di metterci in strada per il Landmannalaugar, che
raggiungeremo domani.
Diciottesimo giorno (domenica 11 agosto 2002):
Hrifunes – Eldgja – Ofareufoss –
Landmannalaugar – Landmannahellir - Kirkjubaejarklaustur (210 km circa)
Ci muoviamo di prima mattina dal triste campeggio di
Hrifunes e proseguiamo sulla 209 sino al bivio per la F208 che conduce al
Landmannalaugar;
Gli incredibili colori del Landmannalaugar
il paesaggio è color verde pisello che ricopre il nero
cenere e in molti tratti è attraversato da piccoli fiumiciattoli di acqua
azzurra. Lungo il tragitto ci fermiamo a vedere Eldgja, una enorme
spaccatura provocata da una eruzione vulcanica; dal parcheggio è
possibile, tramite un sentiero abbastanza accidentato di 2 km, portarsi a
piedi sotto le cascate di Ofareufoss molto belle da vedere, soggetto di
tante cartoline. Per vederle da vicino occorre guadare il fiume a piedi
(in alcuni punti è possibile farlo); anche se l’arco di roccia che
sovrasta la cascata oggi non c’è più (un terremoto lo ha fatto
crollare), sicuramente le cascate meritano molto di più della
spaccatura.La pista che conduce al Landmannalaugar è in buone condizioni,
ma numerosi sono i guadi da attraversare; anche se la giornata di oggi non
è delle migliori, i colori delle montagna di questo gruppo sono
incantevoli: rosso, verde, grigio, azzurro talmente tenui da sembrare
acquerelli e da rendere il paesaggio una cartolina. Il campeggio è
particolarmente pieno di gente (come nessun altro fino ad ora) ed è
dotato di ampi servizi, compresa una vasca di acqua calda naturale che si
trova in mezzo ad un verdissimo prato e si dirama in diversi canali: un
bel bagno non può mancare! Da qui parte un impegnativo trekking lungo
circa 50 km che conduce fino a Porsmork e attraversa tutta la bellissima
riserva del Fjallabak. Superiamo poi il campeggio e svoltiamo sulla F225
per raggiungere la grotta di Landmannahellir: non è molto interessante da
vedere, in quanto piccola e senza curiose particolarità. Percorrendo a
ritroso la strada fatta, torniamo sulla Ring e ci portiamo in un paesino
dal nome impronunciabile… Kirkjubaejarklaustur! Ai piedi della montagna,
troviamo un campeggio molto bello, con servizi ottimi e puliti (500 corone
a persona, 150 per la doccia calda).Poco più avanti,vicino ad una
cascatella, c’è un altro campeggio, ma il suo aspetto e tutt’altro
che invitante, nonostante si trovi in una buona posizione
paesaggistica.Nota: la giornata è stata tormentata dalla pioggia e la
temperatura non ha mai superato i 9°, con punte minime di 6° in
prossimità del Landmannalaugar.
Diciannovesimo giorno (lunedì 12 agosto 2002):
Kirkjubaejarklaustur – Fagrifoss –
Skaftafell (trekking all’interno del parco) – Jokulsarlon – Hofn
(270 km circa)
Su consiglio di amici italiani, abbandoniamo
l’idea di raggiungere la vetta del Laki, in quanto a loro avviso non
vale la pena percorrere più di 100 km tra andata e ritorno, su una pista
molto tortuosa, per vedere questo vulcano. Imboccando ugualmente la F206,
senza arrivare fino al Laki, a circa 25 km dalla Ring è possibile vedere
le cascate Fagrifoss. Facciamo così ritorno sulla Ring e lungo la strada
per Skaftafell, sulla sinistra è possibile ammirare dalla strada le
cascate di Foss a Sidu. Si attraversa poi una sorta di deserto artico (in
islandese sandur) formato da ghiaia, sabbia e limo, trasportati a valle
dai fiumi che scendono dal maestoso ghiacciaio del Vatnajoukull. Poco
prima di arrivare a Skaftafell, è ancora visibile un pilone accartocciato
del ponte sulla Ring, spazzato via nel 1996 da una gigantesca piena del
fiume dovuta all’eruzione di un cratere che giace sotto il Vatnajoukull.Arrivati
al centro servizi di Skaftafell, acquistiamo la piantina del parco (100
corone) che è una piccola e tranquilla oasi verde, ricca di piante e
fiori, che giace in mezzo alle due lingue del ghiacciaio Skeidararjokull e
Skaftafellsjokull: sicuramente merita più di una bella camminata
pomeridiana. Noi prendiamo il sentiero
che porta alle famose cascate di Svartifoss (circa 45 min.di cammino); le
cascate, pur essendo di portata modesta, offrono un bello spettacolo per
le colonne basaltiche che si ergono dietro di esse. Da li proseguiamo fino
a Sjonarnipa, spuntone di roccia dal quale si ha una bellissima visione
dello Skaftfellsjokull; il sentiero poi prosegue verso la cima
Kristinartindar, ma noi preferiamo fare ritorno verso il punto di partenza
e percorriamo il sentiero che costeggia la lingua del ghiacciaio che si
dimostra molto più impervio di quello dell' andata; tutto il giro
richiede circa 3 ore di cammino.La giornata prosegue alla volta di
Jokulsarlon, una vera e propria laguna glaciale, dove galleggiano grossi
iceberg che si staccano dal ghiacciaio; la laguna è popolata da gabbiani,
foche, salmoni, aringhe e
trote. E’ possibile fare un giro in mezzo agli iceberg su grossi mezzi
anfibi, che entrano nella laguna: il giro dura circa 30 minuti al prezzo
di 1900 corone a testa; sicuramente vale la pena farlo, ma non è che si
riesca a vedere molto di più di quello che già si vede da riva. C’è
però una buona spiegazione (in inglese) delle origini e dell’evoluzione
del ghiacciaio che “si muove” alle spalle della laguna.Proseguiamo poi
fino ad Hofn, dove passeremo la notte nel locale campeggio (solite 500
corone a testa, doccia esclusa); qui troviamo ad attenderci un vento forte
gelido, a fatica riusciamo a piazzare la tenda e nonostante utilizziamo
tutti i picchetti e le corde di rinforzo a nostra disposizione, la nottata
non è delle più facili (per poco non voliamo via insieme alla tenda!):
anche la Maggiolina sulla cappotta della macchina è messa a dura prova!

La laguna glaciale di Jokulsarlon |

Le cascate di Svartifoss nel parco di Skaftafell |
Ventesimo giorno (martedì 13 agosto 2002):
Hofn – Teigarhorn – Stodvarfjordur –
Eskifjordur – Fellabær (350 km circa)
Hofn non offre grandi attrattive naturalistiche; ci
sono tre piccoli musei (aperti dalle 13 alle 19), del folklore, quello
marittimo e quello sui ghiacciai (forse il più interessante) e un porto
piuttosto importante per la pesca e la lavorazione del pesce.Hofn inoltre
è punto di partenza di tante escursioni in fuoristrada o sul gatto delle
nevi per il ghiacciaio Vatnajoukull: i prezzi sono però piuttosto salati
(10.000 – 14.000 corone).Proseguiamo sulla Ring 1 fino a Djupivogur;
circa 4 km dopo si arriva alla fattoria di Teigarhorn, dove per 200 corone
è possibile visitare un piccolo museo di minerali (di zeolite) con
annesso negozio per la vendita di piccoli pezzi di minerale.Decidiamo poi
di effettuare una svolta sulla 939, una piccola e ripida strada di
montagna che si inerpica per 21 km in mezzo ad una valle ricca di cascate
(alcune veramente belle); la strada ridiscende poi fino ad incontrare di
nuovo la Ring. Proseguendo fino a Stodvarfjordur, è possibile visitare
un'altra collezione di pietre presso Steinasafn Petru (ingresso 300
corone), raccolte sia nel giardino esterno che in una mostra interna.Poco
più avanti si arriva ad Eskifjordur e in uno dei vari negozi (Gamlabúd)
è possibile visitare il museo marittimo dell'Islanda orientale. Qualche
chilometro ad est del paese, è segnalata un’area mineraria (Helgustadanman)
oggi in disuso, che è stata riconvertita a parco: la guida in effetti così
dice, ma in tutta sincerità noi non siamo riusciti a trovarla! Forse
bastava chiedere, ma vista l’ora e il tempo inclemente, decidiamo di
sospendere le ricerche (di sicuro il posto non è così vicino alla strada
e tanto meno ben segnalato!) Ripercorriamo a ritroso un piccolo pezzo di
strada e ci portiamo a Fellabær,
pochi chilometri dopo Egilsstadir (dove non abbiamo trovato posto per
dormire); passiamo la notte nella scuola locale (Fellaskola) e in merito a
questo bisogna spendere almeno due parole: per noi si tratta del primo
pernottamento in una scuola e dobbiamo ammettere che si tratta di una
esperienza più che positiva. L’accoglienza e la disponibilità dei
custodi è stata semplicemente eccezionale, camere e servizi tenuti in
modo impeccabile, cucina e spazio soggiorno molto ampi ed attrezzati
(disponibilità di ogni tipo di stoviglia e del frigorifero) il tutto
circondato da un ambiente di giovani e di cordialità. Tutto questo,
davanti ad una stagione che si sta facendo ogni giorno più fredda e
piovosa, ci è sembrato una piccola oasi felice…già dimenticavo, 1800
corone a testa (ma le vale davvero!).In tutta sincerità non so quanto
valga la pena affrontare l’itinerario odierno, le poche attrazioni
turistiche che si incontrano sono davvero misere; in ogni modo però,
visto e considerato che a Seydisfjordur dobbiamo tornare (per imbarcarci),
vale la pena percorrere questo serpentone di strade lungo i fiordi
orientali e godere di quello che offre il pur sempre bel panorama (nella
speranza di trovare un tempo più clemente di quello che abbiamo trovato
noi).
| Ventunesimo giorno (mercoledì 14 agosto 2002):
Egilsstadir
|
 |
Egilsstadir si trova in una ampia vallata scavata dal
fiume Lagarfljot (che forma qui un grande lago) ed è il primo centro che
si incontra dopo aver varcato le montagne che circondano Seydisfjordur:
per questo motivo rappresenta un passaggio obbligatorio per tutti i
turisti che arrivano in Islanda con il traghetto.La cittadina offre vari
servizi, supermercati, banche, distributori e si presenta come punto di
partenza per tutte le spedizioni dirette verso il resto dell'isola;
numerose sono anche le sistemazioni che qui si possono trovare, che vanno
dal campeggio, alle scuole, alle farm fino agli alberghi. L'aeroporto
locale è inoltre il secondo del paese in ordine di importanza. Arrivare
con anticipo a Egilsstadir è da una parte stupido in quanto si perdono
ore utili, ma consigliabile in quanto il traghetto parte una sola volta
alla settimana ed è sempre pieno, quindi se dovesse succedere qualcosa al
mezzo o ad uno dei passeggeri, è buona cosa essere vicini al punto di
imbarco un giorno prima.La giornata di oggi è simile a quella prima della
partenza, si sistema il bagaglio (ancora molto voluminoso nonostante siano
state esaurite diverse cose), una bella lavata alla macchina (ne aveva
davvero bisogno), rifornimento di carburante (il diesel è l’unica cosa
che costa davvero poco), una spesa al supermercato (spuntini da portare
sulla nave) e gli ultimi regali acquistati nei pochi negozietti di
artigianato locale.Il resto della giornata lo trascorriamo tra Egilsstadir
e Seydisfjordur, alla ricerca di qualcosa non riportato dalle guide ma
ugualmente interessante: avevamo letto di un mercatino per i turisti che
si svolge a Seydisfjordur il pomeriggio prima della partenza della
nave…nulla di vero, abbiamo chiesto alla gente del posto, ma nessuno ha
saputo dirci niente in proposito.Trascorriamo nuovamente la notte nella
scuola di Fellabær.
Ventiduesimo giorno (giovedì 15 agosto 2002):
Fellabaer – Seydisfjordur – "Nave
Norrona" (imbarco ore 12.00) (30 km circa)
E’ ora di partire purtroppo, anche se il
tempo che lasciamo ci aiuta a farlo con meno nostalgia:
stamattina infatti ci sono 4° C e una fitta pioggerellina che ci
danno il buongiorno; dopo la consueta ed abbondante colazione e non prima
di aver salutato i custodi, abbandoniamo la scuola alla volta di
Seydisfjordur dove ci attende la nave Norrona.Ci mettiamo in fila per
l’imbarco, dietro ad un serpente di macchine che si snoda fino nel
centro del paese (il molo è infatti piuttosto piccolo) e attendiamo
pazientemente il nostro turno.Sbrigate le formalità di imbarco al check
in, nello sportello adiacente, provvediamo a farci rimborsare i soldi per
gli acquisti fatti in TAX FREE…e poi via, si parte!!La prima notte di
traghetto non è certo delle più tranquille, infatti in tarda serata il
mare regala emozioni davvero forti a tutti i passeggeri (le onde sono
davvero grandi, la nave oscilla talmente da costringere tante persone a
ritirarsi nelle cabine…e nei bagni!)
Ventitreesimo giorno (venerdì 16 agosto 2002):
Nave "Norrona"
Il tempo sulla nave scorre davvero lento e,
nonostante la compagnia che abbiamo formato sia molto affiatata, le
ore sembrano non passare più. Trascorriamo gran parte della giornata nei
tavoli della caffetteria della nave, a raccontarci le impressioni di
questa avventurosa vacanza e fantastichiamo già quali potrebbero essere i
prossimi itinerari dei nostri viaggi.Tra una fantasia e l’altra,
troviamo anche il tempo di fare delle megasfide a carte: il gioco che ha
sicuramente portato più entusiasmo è “dernier” (non sono sicuro che
si scriva così…ma è lo stesso).Dopo giorni di piccoli pasti e gustose
portate preparate dal nostro cuoco della vacanza Stefano, decidiamo che è
giunta l’ora di provare qualcosa della ristorazione locale e così dopo
aver ben riflettuto sulla spesa (185 corone danesi, circa 25 euro),
decidiamo di cenare al buffet della nave: salmone preparato in diversi
modi, insalate di gamberetti e polpa di granchio molto curate, diversi
tipi di pesce crudo servito con gustose salse, salumi, spezzatini di carne
(cervo credo), carrelli di verdure cucinate in diverse maniere e per
finire un carrello di dolci (ottimi) da fare invidia ad una pasticceria.Si,
ne valeva davvero la pena, a patto di essere davvero affamati (..e noi lo
eravamo!)
Ventiquattresimo giorno (sabato 17 agosto
2002):
Nave "Norrona" (sbarco ore 17.30) –
Hanstolm – Kassel (800 km circa)
Sbarchiamo ad Hanstolm con circa 1,5 ore di ritardo e
appena fuori dal porto, ripercorriamo la stessa strada del viaggio di
andata (vedi 3° giorno) fino al confine danese di Flensburg. Proseguiamo
poi sulla E45 fino a notte inoltrata e ci fermiamo in una area di sosta
nei pressi di Kassel per riposare qualche ora, prima di riprendere il
lungo trasferimento verso l’Italia.
Venticinquesimo giorno (domenica 18 agosto
2002):
Kassel – Gulliver Pub (Pergine – TN) –
Metheglin Pub (Corniano – RE) (1020 km circa)
Trascorriamo in maniera molto serena anche l'ultimo
giorno di questa bellissima avventura: percorriamo la A7 fino a Wurzburg
poi la A3 per Norimberga e da qui la A9 per Monaco di Baviera: proprio in
corrispondenza della grande e bella città bavarese, troviamo volumi di
traffico molto elevato che ci rallentano per qualche ora (il traffico è
concentrato in particolar modo sul raccordo A99 che affianca Monaco); di
seguito superiamo velocemente Rosenheim (A8) e Innsbruck (A12) sino ad
arrivare al passo del Brennero: dopo tanta strada sentire aria di casa dà
a tutti ulteriore felicità ed entusiasmo!!Sulla A22, nei pressi
dell'uscita di Bolzano Nord, non perdiamo l'occasione di salutare ed
abbracciare alcuni nostri amici diretti verso l'Austria (Lele, Ciuby,
Giorgia e Lorenza): con loro facciamo un piccolo bilancio del nostro
viaggio e gli auguriamo altrettanta fortuna!Mentre ci avviciniamo sempre
più a casa, effettuiamo una nuova sosta a Trento, per dirigerci poi a
Pergine al Gulliver Pub, gestito da amici del nostro compagno di viaggio
Stefano: qui troveremo ad attenderci (oltre a tanta simpatia) fiumi di
birra e panini caldi speck e formaggio…..dopo tanti giorni di
"austerity" fuori dai pub islandesi (vedi i costi), un bel
bicchiere di birra ci voleva proprio!!Felici, dissetati (fin troppo!) e
contenti riprendiamo poi la via di casa, anche se, trovare qualcuno
disposto a guidare è stato veramente difficile: alla fine è toccato a
Claudio….che ancora oggi ringraziamo.
LE STATISTICHE DELLA VACANZA…
|
N° dei partecipanti
|
4
|
|
Durata del viaggio
|
25 giorni
|
|
Km percorsi
|
7120
|
|
Litri di carburante utilizzato (diesel)
|
910
|
|
Fotografie scattate
|
360 diapositive + 740 fotografie (di cui 300 digitali)
|
... E I RELATIVI COSTI (esclusi extra personali)
|
Diesel per auto
|
650
€
|
|
Tassa diesel (Islanda)
|
77
€
|
|
Tagliando e riparazione auto
|
220
€
|
|
Autostrade
|
72
€
|
|
Spese alimentari
|
620
€
|
|
Ristoranti e birrerie
|
160
€
|
|
Pernottamenti (campeggi e rifugi)
|
580
€
|
|
Attrezzature varie
|
300
€
|
|
Nave "Norrona"
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3345
€
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TOTALE
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6024
€
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Spesa
pro capite
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1506
€
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