Andrea Salati

 

Da Reggio Emilia

all'Islanda

attraverso

le isole Fær Oer

 

 

L'itinerario proposto



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L'itinerario proposto è una variante al classico viaggio con aereo fino a Reykjavik più noleggio dell’automobile; consente inoltre di visitare le Isole Fær Oer (due giorni abbondanti a disposizione) che, sole permettendo, sono davvero spettacolari. La lunghezza e la durata del viaggio sono condizionate dal fatto che la traversata in traghetto è piuttosto lunga e che il punto d’imbarco (Hanstolm, Danimarca) dista circa 1800 Km: tutto questo impegna una decina di giorni circa.Un aspetto importante da considerare se si vuole visitare l’interno dell’Islanda, sono le strade e le loro condizioni: la maggior parte di esse sono sterrate (unica eccezione sono la Ring Road e le strade intorno alla capitale) e alcune sono vere e proprie piste (lettera F davanti al numero della strada). La velocità di percorrenza può variare molto in funzione del fondo che si incontra (buche, sassi, sabbia, etc.) e può capitare di dover procedere a 20 Km/h per decine di chilometri su fondi così sconnessi da provocare un vero e proprio “terremoto” all’interno della vettura.Numerosi sono anche i guadi da affrontare e qui si rende praticamente indispensabile l’utilizzo del fuoristrada: tanti di essi sono segnalati sulle carte (se abbastanza dettagliate) e risultano quasi sempre ben attraversabili. Occorre però essere molto prudenti e rispettare alcuni semplici regole quali il non avventurarsi mai da soli e avere qualcuno pronto a darvi una mano, valutare bene il punto in cui si può passare più agevolmente (a volte sono presenti cartelli con indicazioni di come e dove attraversare), evitare le ore più calde e le giornate molto piovose.E’ bene tenere in considerazione anche il livello del carburante, prima di abbandonare la Ring Road conviene sempre avere il serbatoio pieno o quasi, anche se per rimanere senza carburante bisogna andarsela a cercare (una tanica di scorta comunque non guasta!). Se si dispone di buone mappe (reperibili appena sbarcati a Seydisfjordur o poco più avanti a Egilsstadir), orientarsi non è per nulla difficoltoso, tutti i bivi sono ben segnalati (anche nelle piste interne). Un buon GPS con cartografia dettagliata dell’Islanda comunque, non possono che essere di aiuto, soprattutto se si dispone di utili waypoint quali distributori, luoghi di interesse, guadi, etc.E’ inoltre consigliabile munirsi di una buona guida turistica, anche se le indicazioni migliori si hanno per contatto diretto con altri viaggiatori, leggendo esperienze di viaggio di chi ci è già stato e raccogliendo opuscoli informativi nei numerosi uffici turistici:a volte le guide consigliano troppe cose da non perdere e alla fine si prende una qualche delusione (o fregatura che dir si voglia!!).Il clima è piuttosto variabile, si passa da 20° C in corrispondenza dei deserti che portano ad Askja e al Kverkfjoll a pochi gradi sopra lo zero quando si arriva ai piedi dei ghiacciai; per il resto la temperatura si mantiene intorno ai 10-15° C. Una cosa da non sottovalutare è invece il vento: quando si alza rende molto difficoltoso ogni tentativo di campeggiare in tenda, oltre a portare con se una bella carica di freddo.  


Le nostre foto:

 



Andrea "Armstrong" Salati


Claudio "Fantino" Fantini


Stefano "Steve" Fontana


Marco "Tello" Moscatelli

 


Ora in dettaglio tutte le tappe del nostro viaggio:

 

Primo  giorno (giovedì 25 luglio 2002): Bibbiano (RE) – Monaco di Baviera (550 km circa)

 Giovedì 25 luglio, il giorno della partenza: buona parte del pomeriggio la dedichiamo a caricare la macchina, abbiamo un sacco di materiale e farci stare tutto è davvero una bella impresa, ma dopo vari tentativi la montagna di provviste e attrezzature che prima era nel cortile, ora è tutta nel baule della macchina (qualcosa è però finito anche all'interno dell' abitacolo tra una gamba e l'altra). Ogni cosa sembra perfettamente incastrata, tanto da lasciarci dubitare se riusciremo mai a ricaricare tutto una volta in viaggio!? Sono le 21.30, una birra al campo base Metheglin Pub di Corniano, saluti agli amici presenti, poi armati di una buona torta (di casa Moscatelli) e di un thermos pieno di caffè (fondamentale per viaggiare di notte), saliamo tutti sulla macchina e ci dirigiamo verso Reggio Emilia, dove imbocchiamo l’A1 direzione Modena, per poi svoltare sulla A22. Il tempo sin dai primi chilometri è pessimo….piove di brutto e non si vede granché: speriamo che non sia il presagio di una vacanza molto umida!!! Il viaggio prosegue alla volta del Passo del Brennero: nell’ultimo autogrill prima del confine austriaco, facciamo rifornimento alla macchina e acquistiamo il bollino autostradale austriaco con validità 2 mesi (costo 21,80 euro, che però non comprende il costo del viadotto d’Europa, 8 euro). Attraversata velocemente l’Austria, giungiamo a Monaco di Baviera, dove decidiamo di fermarci a dormire in una area di sosta nei pressi della diramazione per la A9, lungo il raccordo anulare A99 che costeggia il lato orientale della città (in Germania è molto in uso passare la notte nelle aree di sosta, che sono infatti molto ampie e ben attrezzate) con l'obbiettivo di ripartire di buon ora il mattino seguente.

 

Secondo giorno (venerdì 26 luglio 2002): Monaco di Baviera – Northern – Krusaa (950 km circa) 

Dopo aver fatto una buona colazione nella tavola calda dell’area di sosta a base di caffè, torta di mele ed erbazzone ripartiamo alla volta della Danimarca; percorriamo la A9 fino a Norimberga, poi la A3 per Wurzburg; sostiamo per  il pranzo (carne alla griglia, patate fritte, birra e caffè a 13,5 euro a testa) a Northern, piccolo paesino poco sopra Kassel. Da qui la A7 fino a Flensburg (confine danese), attraversando, Hannover e Amburgo (qui troviamo molto traffico). Attraversato il confine, visto l'orario (18.30) decidiamo di uscire dall’autostrada all’altezza di Krusaa, dove pernottiamo nell’ottimo campeggio locale “Camping Krusaa” (spesa 9 euro a persona più doccia 0,5). Il campeggio offre tutti i servizi (piscina, cucina, tavoli comuni) e come la stragrande maggioranza dei campeggi danesi è molto pulito ed ordinato; risulta obbligatorio sottoscrivere la tessera campeggi danese (a noi viene rilasciata una tessera per turisti di passaggio; costo 2,50 euro circa).

 

Terzo giorno (sabato 27 luglio 2002): Krusaa – Hanstolm – Nave "Norrona" (300 km circa) 

Dopo una buona colazione, chiudiamo e raccogliamo le nostre tende e infiliamo tutto dentro il bagagliaio in maniera abbastanza veloce, nonostante gli spazi a disposizione siano molto limitati a causa del grande carico iniziale. Partiamo così verso le 10.30 e imbocchiamo la E45 fino a Vejle; da li proseguiamo sulla strada 18 fino a Herning (qui facciamo sosta per il pranzo), poi la strada 13 fino a Holstebro, quindi  strada 11 fino a Thisted ed infine la strada 26 che giunge sino ad Hanstolm (attenzione, qui il sabato i negozi chiudono tutti alle 16, compreso il centro commerciale situato poco fuori dal paese, quindi nel caso si voglia fare spesa, conviene fermarsi prima!). Chi pensa di arrivare ad Hanstolm e trovarsi davanti un grande porto sbaglia clamorosamente: è un piccolissimo porto di pescatori, dal quale spunta il molo da dove ogni sabato sera parte il traghetto per l’Islanda. L’unica cosa che merita una visita prima dell’imbarco è il faro: alto più di 22 m, offre una splendida visuale del porto e della verde collinetta dove sorge il paese. Per accedervi basta arrivare con il proprio mezzo nel parcheggio a lato del faro (si trova nei pressi del cimitero in cima ad una collina), bussare alla porta del custode e consegnarli 0,50 euro a persona. Dalla sommità del faro, riusciamo ad intravedere la nave Norrona nel porto che ci aspetta e noi, come consigliato, ci dirigiamo verso il check-in circa due ore prima della partenza: in mezzo ai veicoli incolonnati, vediamo preparazioni ed allestimenti delle vetture degni della corsa più pazza del mondo. Anche noi comunque non scherziamo, anzi…siamo gli unici ad avere una Maggiolina (verde con applicate diverse margheritone colorate) sulla cappotta! Sono le 20.15, la nave "Norrona" parte alla volta delle isole Fær Oer.

   

Quarto giorno (domenica 28 luglio 2002): Nave "Norrona"   



La "Norrona" nel porto di Hanstolm

Una volta saliti a bordo, ci rendiamo immediatamente conto di non essere esattamente su una nave da crociera: gli allestimenti sono piuttosto spartani e “vissuti”, in particolar modo le cuccette hanno un aspetto un pò triste e non sono troppo pulite! La nostra cabina dispone di 3 letti a castello attrezzati solamente con il materasso (niente cuscino e coperte, quindi è d’obbligo portarsi il sacco a pelo) ed è priva del bagno e della serratura di ingresso, inoltre visto che noi siamo solo in 4, la dividiamo con un ragazzo ed una ragazza di provenienza tedesca. Ovviamente la nave dispone anche di cabine più confortevoli, ma il loro costo è notevolmente più elevato!La nave dispone poi di un’ampia caffetteria con self-service annesso: qui è possibile consumare colazione, pranzo e cena a cifre piuttosto ragionevoli, inoltre è tollerato il fatto di portare al tavolo provviste personali e di soffermarsi a lungo sui divanetti e sulle seggiole: per questo motivo, la caffetteria diventa un po’ il nostro luogo di ritrovo e quello dove noi trascorriamo più tempo!Qui, insieme agli amici e alle nuove e simpatiche conoscenze fatte a bordo (qualcuna anche sul molo d’imbarco), armati di cartine e guide, iniziamo a fantasticare sui percorsi e sulle attrattive che ci attendono in Islanda: ognuno dice la sua e alla fine si fa una gran confusione e tante risate!!Nel ponte superiore della nave, è invece allestito un piano bar, dove di giorno viene fatto un qualche intrattenimento (BINGO soprattutto) e di sera serve ad ospitare una coppia di cantanti bulgari (sui quali è meglio stendere un velo pietoso) che presentano le loro performance musicali!!La prima nota dolente della vacanza, arriva proprio sulla nave, infatti veniamo contattati dall’ufficio informazioni, dove ci attende una sgradita sorpresa: la nostra macchina supera 1,8 m di altezza, quindi è necessario pagare un supplemento…di 530 euro!! Dopo il rischio di un arresto cardiaco, riprendiamo le forze e cerchiamo inutilmente di spiegare che l’agenzia in Italia non ci aveva messo al corrente di questo aspetto (sapevamo solamente di supplementi oltre i 5 mt di lunghezza). Dopo una bella discussione e vari tentativi di trattare su quella mostruosa cifra, ci arrendiamo e versiamo con rammarico la somma intera; la sorpresa arriva circa due ore più tardi, ci viene inspiegabilmete restituito metà dell’importo versato con tanto di scuse e sorrisi…sinceramente non so se per un effettivo errore o perché ci eravamo piuttosto alterati nel colloquio precedente, in ogni modo è andata bene così!


Quinto giorno (lunedì 29 luglio 2002): Isole Fær Oer

Torshavn – Saksun – Tjornuvik – Eidi – Gjogv – Torshavn (180 km circa) 

Arriviamo di prima mattina nel porto di Torshavn (ore 06.00); l’impatto con la città non è dei migliori…incontriamo flotte di ragazzi ubriachi che cercano di rientrare verso le proprie case (più tardi ci verrà spiegato che questi sono giorni di festa!), ma nonostante questo non troviamo nessun problema a scambiare due chiacchiere con qualcuno di loro, che anzi si dimostra anche essere molto cortese.Decidiamo di visitare subito il nord dell’isola di Streymoy e ci dirigiamo sulla strada 52, che costeggia il fiordo:da questa strada è possibile osservare numerosi “anelli galleggianti”, che altro non sono che allevamenti di trote e salmoni (i loro salti sono visibili dalla strada!). Proseguiamo poi sulla 10 fino a Kollafjordur; ad Hvalvik svoltiamo sulla 204 in direzione Skasun e ci addentriamo in una valle verdissima dove corre una strada stretta ma in condizioni perfette, che porta in una piccola conca circondata da cascate sulla destra e prati verdi che si inerpicano sulla montagna a sinistra: di fronte a noi una piccola chiesetta con annesso camposanto e in fondo alla valle, una lingua di sabbia scura lasciata scoperta dalla marea. E’ davvero difficile mettere a parole la sensazione di benessere e libertà che si respira in questo luogo!In seguito facciamo ritorno verso Hvalvik e raggiungiamo il villaggio di Tjornuvik, situato in una bellissima baia a Nord dell’isola di Streymoy: da qui si possono osservare molto bene i due faraglioni che delimitano la costa settentrionale dell’isola di Eysturoy; nel villaggio c’è anche un piccolo ma grazioso bar dove è possibile fare uno spuntino, bere un caffè e scambiare quattro chiacchiere con il gestore, che ci spiega che è al suo primo anno di attività (a noi torna davvero difficile immaginare una simile attività in un posto così piccolo e tranquillo: non so quante persone passeranno in un giorno, ma credo bastino due mani per contarle!).Nel pomeriggio ci portiamo sull'isola di Eysturoy, con l'obbiettivo di visitare i villaggi di Eidi e Gjogv: Eidi è un bellissimo villaggio al quale è stato riconosciuto qualche anno fa, il premio come cittadina più pulita e verde al mondo; qui si trova anche un museo dove sono riprodotte antiche usanze di vita Faroesi. A Gjogv, è segnalata la presenza di una colonia di pulcinelle di mare, uccelli marini somiglianti a piccoli pinguini con il becco arancione, che sono tra i simboli dell'isola: purtroppo noi non riusciamo a vederne neanche una (forse la colonia si è trasferita?!). Da segnalare la straordinaria visuale offerta dalla strada di montagna che collega questi due villaggi: se la giornata è bella si possono vedere e fotografare panorami indimenticabili! Concludiamo la giornata nel tranquillo campeggio di Torshavn, che si trova a nord-est della città su una piccola scogliera che si affaccia sul mare; il campeggio non offre servizi molto ampi, ma non manca nulla e il custode si mostra da subito gentile e molto disponibile a rispondere a qualsiasi richiesta di aiuto, il tutto per 7 euro a testa, macchina, tenda, uso cucina e acqua calda compresi.

   

Sesto giorno (martedì 30 luglio 2002): Isole Fær Oer

Torshavn –  Noroadaulur – Sornfelli – Isola di Eysturoy (230 km circa)   



Il porto di Torshavn

Ci dirigiamo sulla strada 10, molto caratteristica in quanto offre un ottima visuale del fiordo dall’alto, poi svoltiamo per Noroadaulur: prima che la strada cominci a scendere non può mancare una bella foto con alle spalle l’isola di Koltur. Facciamo poi ritorno sulla 10 e imbocchiamo una stradina di montagna che conduce sulla cima del Sornfelli (749 m), da dove si può godere di un panorama mozzafiato: qui si trova anche un osservatorio astronomico, che però non è possibile visitare. Scendiamo poi per circa un chilometro e ci avventuriamo in una passeggiata di circa 2,5 ore che ci conduce su uno spuntone di roccia a picco sul mare: di fronte abbiamo l’isola di Vagar.Di ritorno dalla lunga passeggiata, decidiamo di dedicare il pomeriggio alla visita del versante sud dell’isola di Eysturoy (che ieri avevamo saltato): nulla di così interessante da segnalare, ma vale comunque la pena vedere la bella costa meridionale, caratterizzata da paesaggi più collinari e pianeggianti e da coloratissimi villaggi.  

    L'isola di Koltur vista da Noroadaulur

Chiudiamo la giornata facendo ritorno al campeggio di Torshavn; trascorriamo le ultime ore della giornata al Caffè Nature (in pieno centro vicino al porto), dove non perdiamo l'occasione per bere una birra di produzione locale (qui i costi sono ancora più che accessibili, la qualità della bevanda invece lascia un po’ a desiderare) insieme ai compagni di viaggio conosciuti in questi giorni.  

   

Settimo giorno (mercoledì 31 luglio 2002): Isole Fær Oer

Torshavn – Kirkjubour – Torshavn – Nave "Norrona" (30 km circa)   



Le rovine della cattedrale di St.Magnus

In attesa che la Norrona faccia ritorno nel porto per condurci in Islanda, passiamo le ultime ore alle Fær Oer facendo visita al piccolo paesino di Kirkjubour, situato nell’estremità meridionale dell’isola di Streymoy, a pochi chilometri da Torshavn. Questo paese, sovrastato da una ripidissima collina, è situato in una verde piana che degrada dolcemente verso il mare ed è caratterizzato dalla presenza di alcuni edifici ecclesiastici quali la Olav ’s church (tuttora in uso) e le rovine della cattedrale di St.Magnus. L’atmosfera che si respira in questo luogo è davvero rilassante, gli unici rumori che si sentono sono i versi dei numerosissimi uccelli presenti; a fare da guardiani all’ingresso del paese troviamo due bellissimi cane da pastore, che con aria un po’ triste, aspettano l’arrivo di qualche turista per giocare (uno dei cani ci ha portato un sasso davanti ai piedi perché potessimo lanciarglielo). Nel primo pomeriggio ci riportiamo a Torshavn sul molo d’imbarco, dove già troviamo la nave Norrona pronta ad imbarcare i numerosi turisti che come noi hanno trascorso questi giorni alle isole Fær Oer. Il bilancio di questi due giorni alle Fær Oer è sicuramente più che positivo, in primo luogo per i bellissimi paesaggi che siamo riusciti ad ammirare (complice un cielo ed un sole splendidi!!), in secondo luogo per l’ospitalità e la cortesia della gente. E’ importante segnalare che non disponendo di guide specifiche, conviene sicuramente farsi dare una qualche dritta da chi le ha già visitate e magari improvvisare una qualche escursione a piedi su uno dei numerosi pendii che si affacciano sul mare.

Sono le 18.00, si parte alla volta dell’Islanda!

 

Ottavo giorno (giovedì 1 agosto 2002):

Seydisfjordur – Egilsstadir – Snafell – Vatnajoukull – Bru (170 Km circa)   



La vetta dello Snafell

Sono le 09.30 e la "Norrona" sta attraccando in perfetto orario al molo del porto di Seydisfjordur: siamo finalmente in Islanda! Il tempo è splendido, fa quasi caldo, anche se le cime innevate intorno a noi ci ricordano che siamo molto a nord.Sbrigate le formalità di sbarco (eventuale disinfezione di materiale per la pesca e passaggio di cani antidroga) in circa 45 minuti, ci dirigiamo velocemente verso la banca locale per il cambio della valuta (occorre essere rapidi, altrimenti si fa fila e/o si rischia di non riuscire a cambiare, in quanto tutti i passeggeri della nave finiscono li, al limite si va ad Egilsstadir che è poco lontano), poi ci dirigiamo verso Egilsstadir sulla 953; da qui dopo aver fatto spesa nel fornitissimo centro commerciale e rifornimento alla vettura, imbocchiamo la strada 931 poi la pista F910 verso il rifugio Snafellsskali ai piedi dello Snafell (1833 m), la prima cima innevata di una certa importanza che incontriamo nel nostro viaggio. Lungo questo percorso iniziamo a fare conoscenza con l'inospitale territorio islandese, qui caratterizzato da enormi distese brulle, ricche soltanto di pietre.Scorgiamo all'orizzonte una lunga linea bianca che inizialmente può assomigliare ad una formazione nuvolosa: si tratta invece del Vatnajoukull, il ghiacciaio più grande d'Europa (8600 kmq). Diciotto ulteriori chilometri dopo il rifugio conducono ai piedi del ghiacciaio, ed è impressionante veder scendere la temperatura di 15° C in una distanza così ridotta e rimanendo alla stessa quota altimetrica; qui infatti troviamo una temperatura vicina ai 5° C, contro i 20° C registrati in precedenza. E' davvero una sensazione incredibile posare i propri piedi sul ghiacciaio, dopo che siamo riusciti ad apprezzarne la sua vastità lungo il percorso odierno.Riprendiamo a ritroso la F910 fino a Bru, dove attrezziamo in pieno deserto un piccolo campo base per trascorrere la nottata: il silenzio che c'è qui di notte è davvero agghiacciante! Le piste percorse oggi, nonostante i diversi guadi che abbiamo dovuto attraversare, risultano tutte ampiamente percorribili.



Il rifugio Snafellsskali


Ai piedi del Vatnajoukull


Il campo base presso Bru

 

Nono giorno (venerdì 2 agosto 2002): 

Bru – Kverkfjoll: rifugio Sigurdarskali (105 Km circa)



Le grotte di ghiaccio inferiori,sorgente Jokulsafjollum

Nella strada che porta al Kverkfjoll (F910), il primo tratto è collinare, poi la strada assume le caratteristiche di una pista africana; si attraversa un deserto di lava e cenere vulcanica, circondato da cime appuntite. I colori vanno dal beige al grigio chiaro al nero, il paesaggio sembra a tratti lunare. Tanti pezzi di strada sono una vera e propria gimkana in mezzo a blocchi di lava enormi. La velocità di percorrenza va dai 30 ai 50 Km/h a seconda del fondo che troviamo. Non ci sono però tratti particolarmente impegnativi o di difficile percorrenza (incontriamo anche una carovana di camperisti temerari...italiani ovviamente!!): troviamo però anche tratti di pista interamente sabbiosi (qui i camper sicuramente non passeranno). Dopo circa 58 Km svoltiamo sulla strada F902 per Kverkfjoll: la strada all'inizio è poco più bella di una mulattiera, ci sono anche molti tratti con pietre piuttosto grandi, poi con il passare dei chilometri le cose migliorano un poco anche se ci sono due guadi piuttosto impegnativi. Mentre ci portiamo verso il ghiacciaio, i colori cambiano, il rosso si mescola all'ocra scuro e al nero della cenere...e dietro in lontananza il bianco dei ghiacci. L'unica forma di vegetazione che riusciamo a vedere sono dei minuscoli fiorellini rosa e bianchi, che crescono quasi ovunque, insieme a licheni di colore bianco; l'ultimo tratto di pista risulta particolarmente impegnativo per i mezzi, velocità massima intorno a 15 km/h, molte pietre e tante buche.Arrivati al rifugio Sigurdarskali senza prenotare (1500 corone a testa per dormire e uso cucina, doccia calda 250 corone!!), riusciamo ugualmente a trovare posto (colpo di fortuna da non ritentare, il rifugio è quasi sempre al completo, ma al limite si può campeggiare con la tenda).Visto che siamo solo a metà pomeriggio, decidiamo di avventurarci sul sentiero Virkisfell, da dove dopo circa un ora di camminata abbastanza dura, riusciamo a godere di un buon panorama sul fiume Jokulsa a fjollum e sul rifugio: di fronte a noi, in lontananza, un maestoso muro di ghiaccio alto parecchie decine di metri e lungo chilometri, ci da un’idea delle incredibili dimensioni di questo ghiacciaio.Trascorriamo poi la notte nel rifugio, con l’intento di alzarci di buon ora il mattino seguente, per andare a visitare le grotte di ghiaccio presenti sul Kverkjokull.


Decimo giorno (sabato 3 agosto 2002): Kverkfjoll – Askja – Reykjalio (275 Km circa)  

Dal rifugio Sigurdarskali, la pista prosegue per circa 4,5 km fin alle grotte di ghiaccio inferiori: una vera e propria pietraia da affrontare con cautela a 10-15 km/h. Le grotte inferiori, facilmente raggiungibili in circa 15 minuti di cammino dalla fine della strada, si presentano come una grossa bocca glaciale dalla quale esce acqua torbida e fangosa (sorgente dello Jokulsa a fjollum).Lo spettacolo vero e proprio invece, è quello delle grotte superiori: dal basso si può vedere una colonna di vapore consistente che indica sorgenti calde e attività geotermica in mezzo al ghiacciaio; queste sono però difficili da raggiungere, in quanto il percorso prevede diverse ore di cammino (buona parte su ghiaccio). Non è quindi consigliabile avventurarsi senza l'ausilio di una guida e della attrezzatura necessaria.Torniamo sui nostri passi e percorriamo a ritroso la F902 sino all'incrocio con la F910 dove svoltiamo a sinistra per Askja. Da qui comincia un vero e proprio sentiero su un fiume di lava, la velocità di percorrenza scende miseramente a 10-15 km/h, il paesaggio cambia colore all'improvviso, il fiume di lava nera è ricoperto da un manto di piccoli sassi color beige che si sbriciolano al tatto (pietra pomice a mio avviso). Giunti al bivio sulla F88 dopo circa 2 ore, svoltiamo a sinistra; le condizioni della pista migliorano un poco e si riesce ad aumentare leggermente la velocità (40-50 km/h).Arrivati al rifugio di Askja si svolta a destra e la strada comincia a salire intorno al cratere, sino ad un parcheggio da dove parte un sentiero.Il sentiero, di facile percorrenza e pianeggiante per quasi tutta la sua lunghezza, porta sino alla bocca del cratere Vjti (circa 40 minuti);

      La bocca del cratere Vjti

da qui si scende per una stradina scoscesa fino alla vasca di acqua sulfurea calda di colore bianco-azzurro: le tonalità dell’acqua e delle pareti del cratere, creano un contrasto di colori davvero suggestivo.A fianco di questo cratere, ve ne è un altro di dimensioni notevolmente superiori, anch’esso riempito completamente dall’acqua, che però presenta colore e temperatura molto differenti dal precedente. Terminata l'escursione riprendiamo la F88 in direzione Myvatn per riportarci sulla Ring Road 1....finalmente! Passiamo a fianco della imponente montagna Herdubreid e sostiamo per un attimo nella oasi adiacente (siamo costretti a fuggire, assaliti dai moscerini!).L'oasi è l'unico punto verde dopo tanti km di deserto, verde mantenuto dalle tante sorgenti di acqua presenti; il fiume Jokulsa a Fjollum qui si allarga notevolmente e spaventa per la sua portata di acqua. Gli ultimi 20 Km prima di arrivare sulla Ring sono un calvario, la pista è piena di piccoli dossi che rendono impossibile andare oltre i 20 km/h...pena l'apertura della macchina in due! Poi proseguiamo fino a Reykjalio dove campeggiamo nell’affollato ma confortevole campeggio cittadino (moltissimi giovani provenienti da ogni parte del mondo).

 

Undicesimo giorno (domenica 04 agosto 2002): Lago Myvatn

Reykjalio – Grjotagja – Hverfjall – Dimmuborgir – Hverir - Husavik (110 km circa) 

La giornata comincia nei dintorni di Reykjalio, dove andiamo a visitare Grjotagja, grotta con lago di acqua calda (circa 50° C) sulfurea, che giace a ridosso della dorsale atlantica qui ben visibile: qui è possibile fare la famosa foto con un piede sulla zolla europea e uno sulla zolla americana. Pochi chilometri più avanti si trova il vulcano Hverfjall, dove con una passeggiata di circa 45 min. si può salire sul cratere e godere di un buon panorama sul lago Myvatn (la parte occidentale del cratere è quella che offre il panorama migliore!).Tornati sulla Ring proseguiamo fino a Dimmuborgir, dove è possibile addentrarsi in un vero e proprio cimitero di piccoli pseudocrateri (in realtà è un parco); è possibile vedere anche una piccola grotta. Ci sono vari percorsi che si possono effettuare a piedi, quello più ampio richiede circa 1 ora e mezzo. Successivamente ci portiamo sulla strada per Egilsstadir e andiamo a visitare Hverir: qui troviamo la massima espressione locale di soffioni sulfurei e pozze di fango bollente; 

     Pozze di fango bollente presso Hverir

vale davvero la pena fermarsi un po’, il posto offre colori incredibili e vedere il fango ribollire nelle pozze è davvero suggestivo. Nel tornare verso Reykjalio bisogna assolutamente fermarsi a fare un bagno nelle calde acque sulfuree della vasca che è ben visibile a destra della strada.Da qui proseguiamo sulla strada 87 fino al bivio con la 85 e svoltiamo a destra per Husavik, dove ci aspetta il Whale safari. Arrivati al Whale center di Husavik prenotiamo immediatamente l’uscita delle 20.15 (ci sono 3 uscite al giorno,10, 13 e 20.15) ad un costo di 3600 corone a persona; nell'attesa che la nave parta, ci dirigiamo nel locale campeggio, gestito da una anziana signora vestita in stile 6 gennaio, che si mostra subito gentile, ma ovviamente ci chiede anche di pagare il conto (500 corone a persona). Piazziate le nostre tende, consumiamo una veloce cena, in quanto rientreremo dall'escursione verso le 23.30.Una volta imbarcati, ci viene consegnato un pratico impermeabile da marinaio, anche se risulta indispensabile essere corredati di un abbigliamento piuttosto pesante, guanti e cappello il lana. Dopo circa  1,5  ore di mare riusciamo ad avvistare diverse coppie di delfini che saltano e numerose pulcinelle di mare: poco dopo arrivano le balene!! Lo spettacolo è impagabile, nonostante le dimensioni di questi grandi mammiferi non siano delle più grandi: vederle da vicino è comunque molto emozionante!Durante il viaggio di ritorno ci ritiriamo all'interno della nave (fuori tira un'aria davvero poco piacevole) dove ci vengono offerti caffè, cioccolata calda e merendine; la giornata si chiude facendo ritorno nel campeggio.

   
                                                                                    
       
Uno splendido tramonto a largo di Husavik                                                                          




Dodicesimo giorno (lunedì 05 agosto 2002):
  Husavik – Asbyrgj - Dettifoss (occidentale) – Dettifoss (orientale)
  – Krafla - Reykjalio (Km 250 circa)
   



L'ingresso del canyon di Asbyrgj


Da Husavik ci dirigiamo verso Asbyrgj sulla strada 85, in mezzo a verdi pascoli che danno sul mare, la zona è favolosa anche per effettuare campeggio libero. Ad un certo punto il panorama si apre su una grande pianura solcata dal fiume Jokulsa a fjollum che sfocia in mare.Prima di Asbyrgj, giriamo a destra ed entriamo in un canyon si dice scavato dal fiume a causa di un repentino scioglimento del ghiacciaio Vatnajoukull, che portò con violenza milioni di metri cubi di acqua verso il mare in pochi giorni; oltre al canyon è possibile vedere un verdeggiante parco ricco di piante e un laghetto popolato da anatre.Imbocchiamo poi la F862, pista in buone condizioni, dalla quale si può ammirare il canyon dall’alto percorrendo qualche centinaio di metri a piedi e ci portiamo sul lato occidentale di Dettifoss (32 km). La cascata è davvero imponente, impressiona per la sua portata d’acqua, la nuvola che si alza è visibile da chilometri; il sentiero che porta  sulla cascata richiede circa 15 minuti di cammino.Vale sicuramente la pena visitare Hafragilfoss, bivio a sinistra poco prima di Dettifoss: offre una stupenda visuale sul canyon e c’è una piccola insenatura dove l’acqua fangosa dello Jokulsa si ferma e riassume il colore azzurro tipico dell’acqua.Sulla strada di ritorno verso la Ring ci fermiamo anche a Hljodaklettar, un piccolo parco naturale dove ci sono numerose formazioni vulcaniche a "nido d’ape", colonne basaltiche e diverse specie di fiori e piante. C’è anche una grande grotta chiamata Kirkjan (la chiesa) che sicuramente merita di essere vista; il percorso a piedi per visitare questa zona richiede 30-45 minuti. In seguito ci dirigiamo sulla strada 864 per osservare Dettifoss 

   La maestosa cascata di Dettifoss

dal lato orientale che offre un più ampio panorama sulla cascata, ma preclude in parte la visione sul canyon: questo percorso, segnalato sulle carte in condizioni migliori di quello sulla sponda opposta del fiume, risulta però in condizioni nettamente peggiori (è tuttavia molto più trafficato).Sulla strada di ritorno a Reykjalio, facciamo sosta nel comprensorio del Krafla dove possiamo ammirare, oltre ad una grande centrale geotermica, un cratere (Vitj) che si è riempito di acqua, molto simile a quello già visto ad Askja: i colori che riusciamo a vedere sono veramente incredibili!! I verdi campi che portano a questo comprensorio, sono conformati in maniera davvero strana, presentano tanti piccoli rigonfiamenti simili a montagnole, che si ripetono a mosaico per tutta l'estensione del prato.Ma la cosa che più ci colpisce è il cratere del Leirhnjukur, che si trova a sinistra della strada in cima alla collina, poco prima del Vitj. Con una lunga camminata a piedi che se compiuta per intero può durare diverse ore, si possono attraversare campi di lava che portano fino al cratere, con fuoriuscita di fumi dovuta ai vari soffioni presenti: sembra di essere davanti ad una eruzione avvenuta poco prima, tutto ha un aspetto veramente infernale e la puzza di zolfo è molto intensa!Chiudiamo la giornata facendo ritorno nell’ottimo campeggio di Reykjalio che si trova qui a pochi chilometri.


Tredicesimo giorno (martedì 6 agosto 2002):

Reykjalio – Godafoss – Akureyri – Olafsfjordur (150 km circa) 

Da Reykjalio imbocchiamo la Ring in direzione Akureyri, passando per le cascate di Godafoss, visibili per altro anche dalla strada: conviene comunque fermarsi e fare pochi passi a piedi per osservare da vicino il  possente salto d’acqua.Arrivati ad Akureyri, ci soffermiamo fino a metà pomeriggio per fare acquisti nel centro città (TAX FREE) e per bere qualcosa in un pub (attenzione: 1 bottiglia di birra 8,5 euro!!). Meritano una visita il centro commerciale e il negozio di articoli sportivi NORTH 66 (specializzato in attrezzatura da campeggio e da escursione).Nel pomeriggio, imbocchiamo la strada 82 (la vista dell’Eyjafjordur con ai lati le montagne innevate qui è splendida) e ci dirigiamo verso Olafsfjordur, un piccolo villaggio di pescatori dove passeremo la nottata nel locale campeggio che tra l'altro è gratuito: il campeggio offre tutti i servizi indispensabili, due bagni puliti e due lavandini con acqua calda, manca solo la doccia, ma a fianco c’è la piscina comunale. Ovviamente il fatto che sia gratuito significa che si tratta di un piccolo appezzamento di erba non recintato e privo di custode: non è molto affollato, ci siamo solo noi!

 

Quattordicesimo giorno (mercoledì 7 agosto 2002):

 Olafsfjordur – Glaumbaer – Hveravellir – Gullfoss – Geyser (350 km circa) 

Il nostro viaggio prosegue, facciamo ritorno sulla Ring Road in direzione Reykjavik; lungo il tragitto (piccola deviazione di 8 km sulla 75) facciamo una breve sosta a Glaumbaer, dove è possibile visitare una antica fattoria risalente al 1750, costruita interamente con zolle di torba e nastri d’erba (per entrare all’interno della fattoria, occorrono 400 corone).Riprendiamo il cammino e svoltiamo sulla F35, strada sterrata che però troviamo in buone condizioni sin dall’inizio; la prima parte della pista scorre su un altipiano circondato da laghi collegati tra loro, che alimentano una centrale elettrica posta a valle.La strada peggiora un poco solo qualche chilometro prima di arrivare a Hveravellir; in questo punto ci si affaccia ai due ghiacciai Hofsjokull e Langjokull; la sosta ad Hveravellir è obbligata, una piccola vasca di acqua molto calda è infatti a disposizione di chi vuole farsi un bagno ed inoltre la zona è molto ricca di soffioni sulfurei e di pozze d’acqua bollente (simili a piccoli geyser).Proseguendo sulla F35, il percorso si fa più impegnativo di quello che era in precedenza: la strada infatti presenta molte buche che rallentano notevolmente la velocità di percorrenza.Lungo il percorso il panorama è molto suggestivo, due lingue del ghiacciaio Langjokull si buttano nello specchio d’acqua che si trova sotto di loro; dopo il ponte sul fiume Hvita, la strada torna in buone condizioni.Arriviamo a Gullfoss, 

   Le cascate di Gullfoss

famose cascate che sono riprese da tante cartoline: le cascate offrono uno spettacolo davvero bello e in presenza di sole non può mancare un bell’arcobaleno.La giornata si conclude a Geyser nel campeggio di fronte centro alberghiero (500 corone per campeggio con doccia calda, 100 corone per utilizzare la piscina, chiedere alla cassa del distributore). Nota: da Gullfoss in poi tutto prende un aspetto molto più turistico di quello a cui eravamo abituati…

 

Quindicesimo giorno (giovedì 8 agosto 2002):

Geyser – Pingvellir – Blu Lagon – Rejkjanesviti (185 km circa) 

La giornata comincia con la visita all’interno del parco dei Geyser, proprio a fianco del campeggio dove abbiamo pernottato; lo Strokkur, 

    Una eruzione dello Strokkur

offre regolarmente un grande spettacolo, ogni 5-6 minuti lancia verso l’alto per un 20-30 m una colonna di acqua bollente e vapore. Il Geyser, il geyser più grande, appare invece quasi addormentato, ma durante la nostra passeggiata riusciamo a vedere una qualche eruzione di una certa importanza; all’interno del parco è inoltre possibile osservare una serie di soffioni e di piccoli canali di acqua calda.La giornata prosegue alla volta di Pingvellir, un parco molto bello, ricco di verde, di piccoli laghi e antica sede all’aperto del parlamento islandese; qui inoltre è visibile in maniera molto netta la dorsale medio atlantica.Passando a fianco della capitale Reykjavik, ci dirigiamo verso Laguna Blu, un vero e proprio paradiso in mezzo a una distesa di lava solidificata, ricoperta da muschi e licheni. Questo centro è dotato di una grande vasca piena di una azzurrissima acqua calda, dalla quale si alzano nuvole di vapore. L’accesso alla struttura costa 980 corone e permette di godere di tutte le funzionalità del centro: bagno nella vasca, bagno turco all’interno di una grotta, fanghi e docce (occorre lavarsi con cura dopo i bagni, specie i capelli).Chiudiamo la giornata portandoci a Rejkjanesviti, uno spuntone di roccia che si staglia sul mare nella penisola a Sud-Est dell'isola, dove si trovava il faro più antico d’Islanda (oggi ricostruito su una collinetta, dopo un crollo causato da un terremoto agli inizi del ‘900).Oltre al faro, qui è possibile vedere centinaia di piccoli uccelli bianchi (forse sterne artiche) che sembrano piuttosto infastiditi dalla nostra presenza, probabilmente per il fatto che nidificano sulle rocce circostanti; decidiamo di campeggiare ai piedi del faro e la cosa si rivela azzeccatissima, in quanto riusciamo a vedere e fotografare un tramonto incredibilmente bello!!

 

Sedicesimo giorno (venerdì 9 agosto 2002): 

Rejkjanesviti – Reykjavik (65 km circa)   

 



Reykjavik, il centro città

Dopo un breve tragitto arriviamo nella capitale Reykjavik; ci sistemiamo nel campeggio Laugardalur adiacente alla piscina e all’ostello (2 tende, 4 persone per 2800 corone, doccia calda inclusa, uso cucina escluso, 50 corone per 20 minuti di fornello). Il campeggio e l'ostello di solito sono sempre piuttosto affollati d'estate, ma noi troviamo posto senza problemi di sorta.Passiamo il pomeriggio nel centro città: le vetrine non sono gran che e oltre a qualche turista non c’è nemmeno molta gente in giro; sinceramente siamo un po’ delusi. Ci avevano inoltre avvertito che avremmo trovato molto costoso mangiare e bere qualcosa: una soluzione di ripiego, mangiando anche discretamente, noi l'abbiamo trovata in una delle numerose tavole calde presenti nel centro città: si mangiano ovviamente hot-dog, hamburger e patate fritte e i costi sono piuttosto contenuti.Il venerdì notte appare però completamente diverso, tanti giovani in giro per i tantissimi locali e piano bar presenti nel centro città; passiamo dal Dubliner, pub in stile irlandese con musica dal vivo, poi ci spostiamo al Foster ’s pub e chiudiamo la serata (o la mattinata visto che sono le 4 passate!) in un altro piccolo localino.onostante i prezzi possano scoraggiare il consumo di alcolici (8-9 euro per una birra media e non parliamo dei superalcolici…), i banconi dei pub sono molto pieni: è comunque molto in uso la pratica di bere alcolici prima di entrare nei locali.

 

Diciassettesimo giorno (sabato 10 agosto 2002):

Reykjavik –  Seljalandfoss – Skogafoss – Dyrholaey – Vik – Hrifunes (270 km circa) 

Dopo la notte brava nei pub di Reykjavik, l’orario di partenza della tappa di oggi si allunga un poco: ci muoviamo dal campeggio a mezzogiorno e imbocchiamo la Ring Road in direzione di Vik.Lungo percorso ci fermiamo a vedere le cascate di Seljalandfoss, che nascono da uno scarico d’acqua del ghiacciaio Eyjafjallajokull: oltre ad essere molto belle viste frontalmente, è possibile ammirarle da dietro, affrontando un percorso molto breve che passa sotto lo spuntone di roccia dal quale scendono le cascate. Da Seljaland inoltre guardando il mare, si può vedere molto bene l’arcipelago di Vestamannaeyjar.Pochi chilometri dopo, un’altra cascata da non perdere: Skogafoss, molto più potente della precedente ed alta una sessantina di metri.Proseguendo sulla Ring si svolta poi sulla 218 e dopo un tratto sterrato di circa 6 km si arriva a Dyrholaey, un grande spuntone di roccia ad arco che va a picco sul mare: 

   L'arco di Dyrholaey

bellissima è la visuale che si ha da qui, ghiacciai alle spalle, verde ai lati, spiaggia nera sotto e l’azzurro del mare di fronte.Altro spettacolo (per noi è la prima volta) qui è possibile vedere da molto vicino le pulcinelle di mare (noi siamo riusciti a fotografarle da pochi metri!); sulla destra in riva al mare si ergono due maestosi faraglioni. Poco prima di Vik si svolta sulla 215 per Reynishverfij e arrivati in fondo alla strada ci si trova direttamente sulla spiaggia nera, quasi di fronte ai due faraglioni; alle nostre spalle migliaia di uccelli che nidificano sulle rocce che danno sul mare. Superato Vik proseguiamo sulla Ring fino al bivio per la 209 ed arriviamo ad Hrifunes dove campeggiamo: il campeggio è tristissimo, collocato lungo il letto di un fiume ha le sembianze di un acquitrino! Il campeggio può essere così nominato soltanto perché c’è il cartello e perché ci sono due bagni….e perché dopo qualche ora si è presentato un islandese (che non capisce nulla di inglese) ed ha preteso 500 corone per persona.La deviazione fatta sulla 209 ha il solo scopo di metterci in strada per il Landmannalaugar, che raggiungeremo domani.

 

Diciottesimo giorno (domenica 11 agosto 2002):

Hrifunes – Eldgja – Ofareufoss – Landmannalaugar – Landmannahellir - Kirkjubaejarklaustur (210 km circa) 

Ci muoviamo di prima mattina dal triste campeggio di Hrifunes e proseguiamo sulla 209 sino al bivio per la F208 che conduce al Landmannalaugar; 

   Gli incredibili colori del Landmannalaugar

il paesaggio è color verde pisello che ricopre il nero cenere e in molti tratti è attraversato da piccoli fiumiciattoli di acqua azzurra. Lungo il tragitto ci fermiamo a vedere Eldgja, una enorme spaccatura provocata da una eruzione vulcanica; dal parcheggio è possibile, tramite un sentiero abbastanza accidentato di 2 km, portarsi a piedi sotto le cascate di Ofareufoss molto belle da vedere, soggetto di tante cartoline. Per vederle da vicino occorre guadare il fiume a piedi (in alcuni punti è possibile farlo); anche se l’arco di roccia che sovrasta la cascata oggi non c’è più (un terremoto lo ha fatto crollare), sicuramente le cascate meritano molto di più della spaccatura.La pista che conduce al Landmannalaugar è in buone condizioni, ma numerosi sono i guadi da attraversare; anche se la giornata di oggi non è delle migliori, i colori delle montagna di questo gruppo sono incantevoli: rosso, verde, grigio, azzurro talmente tenui da sembrare acquerelli e da rendere il paesaggio una cartolina. Il campeggio è particolarmente pieno di gente (come nessun altro fino ad ora) ed è dotato di ampi servizi, compresa una vasca di acqua calda naturale che si trova in mezzo ad un verdissimo prato e si dirama in diversi canali: un bel bagno non può mancare! Da qui parte un impegnativo trekking lungo circa 50 km che conduce fino a Porsmork e attraversa tutta la bellissima riserva del Fjallabak. Superiamo poi il campeggio e svoltiamo sulla F225 per raggiungere la grotta di Landmannahellir: non è molto interessante da vedere, in quanto piccola e senza curiose particolarità. Percorrendo a ritroso la strada fatta, torniamo sulla Ring e ci portiamo in un paesino dal nome impronunciabile… Kirkjubaejarklaustur! Ai piedi della montagna, troviamo un campeggio molto bello, con servizi ottimi e puliti (500 corone a persona, 150 per la doccia calda).Poco più avanti,vicino ad una cascatella, c’è un altro campeggio, ma il suo aspetto e tutt’altro che invitante, nonostante si trovi in una buona posizione paesaggistica.Nota: la giornata è stata tormentata dalla pioggia e la temperatura non ha mai superato i 9°, con punte minime di 6° in prossimità del Landmannalaugar.

 

Diciannovesimo giorno (lunedì 12 agosto 2002):

Kirkjubaejarklaustur – Fagrifoss – Skaftafell (trekking all’interno del parco) – Jokulsarlon – Hofn (270 km circa)

 Su consiglio di amici italiani, abbandoniamo l’idea di raggiungere la vetta del Laki, in quanto a loro avviso non vale la pena percorrere più di 100 km tra andata e ritorno, su una pista molto tortuosa, per vedere questo vulcano. Imboccando ugualmente la F206, senza arrivare fino al Laki, a circa 25 km dalla Ring è possibile vedere le cascate Fagrifoss. Facciamo così ritorno sulla Ring e lungo la strada per Skaftafell, sulla sinistra è possibile ammirare dalla strada le cascate di Foss a Sidu. Si attraversa poi una sorta di deserto artico (in islandese sandur) formato da ghiaia, sabbia e limo, trasportati a valle dai fiumi che scendono dal maestoso ghiacciaio del Vatnajoukull. Poco prima di arrivare a Skaftafell, è ancora visibile un pilone accartocciato del ponte sulla Ring, spazzato via nel 1996 da una gigantesca piena del fiume dovuta all’eruzione di un cratere che giace sotto il Vatnajoukull.Arrivati al centro servizi di Skaftafell, acquistiamo la piantina del parco (100 corone) che è una piccola e tranquilla oasi verde, ricca di piante e fiori, che giace in mezzo alle due lingue del ghiacciaio Skeidararjokull e Skaftafellsjokull: sicuramente merita più di una bella camminata pomeridiana. Noi prendiamo il  sentiero che porta alle famose cascate di Svartifoss (circa 45 min.di cammino); le cascate, pur essendo di portata modesta, offrono un bello spettacolo per le colonne basaltiche che si ergono dietro di esse. Da li proseguiamo fino a Sjonarnipa, spuntone di roccia dal quale si ha una bellissima visione dello Skaftfellsjokull; il sentiero poi prosegue verso la cima Kristinartindar, ma noi preferiamo fare ritorno verso il punto di partenza e percorriamo il sentiero che costeggia la lingua del ghiacciaio che si dimostra molto più impervio di quello dell' andata; tutto il giro richiede circa 3 ore di cammino.La giornata prosegue alla volta di Jokulsarlon, una vera e propria laguna glaciale, dove galleggiano grossi iceberg che si staccano dal ghiacciaio; la laguna è popolata da gabbiani, foche, salmoni,  aringhe e trote. E’ possibile fare un giro in mezzo agli iceberg su grossi mezzi anfibi, che entrano nella laguna: il giro dura circa 30 minuti al prezzo di 1900 corone a testa; sicuramente vale la pena farlo, ma non è che si riesca a vedere molto di più di quello che già si vede da riva. C’è però una buona spiegazione (in inglese) delle origini e dell’evoluzione del ghiacciaio che “si muove” alle spalle della laguna.Proseguiamo poi fino ad Hofn, dove passeremo la notte nel locale campeggio (solite 500 corone a testa, doccia esclusa); qui troviamo ad attenderci un vento forte gelido, a fatica riusciamo a piazzare la tenda e nonostante utilizziamo tutti i picchetti e le corde di rinforzo a nostra disposizione, la nottata non è delle più facili (per poco non voliamo via insieme alla tenda!): anche la Maggiolina sulla cappotta della macchina è messa a dura prova!



La laguna glaciale di Jokulsarlon


Le cascate di Svartifoss nel parco di Skaftafell

 

Ventesimo giorno (martedì 13 agosto 2002):

Hofn – Teigarhorn – Stodvarfjordur – Eskifjordur – Fellabær (350 km circa) 

Hofn non offre grandi attrattive naturalistiche; ci sono tre piccoli musei (aperti dalle 13 alle 19), del folklore, quello marittimo e quello sui ghiacciai (forse il più interessante) e un porto piuttosto importante per la pesca e la lavorazione del pesce.Hofn inoltre è punto di partenza di tante escursioni in fuoristrada o sul gatto delle nevi per il ghiacciaio Vatnajoukull: i prezzi sono però piuttosto salati (10.000 – 14.000 corone).Proseguiamo sulla Ring 1 fino a Djupivogur; circa 4 km dopo si arriva alla fattoria di Teigarhorn, dove per 200 corone è possibile visitare un piccolo museo di minerali (di zeolite) con annesso negozio per la vendita di piccoli pezzi di minerale.Decidiamo poi di effettuare una svolta sulla 939, una piccola e ripida strada di montagna che si inerpica per 21 km in mezzo ad una valle ricca di cascate (alcune veramente belle); la strada ridiscende poi fino ad incontrare di nuovo la Ring. Proseguendo fino a Stodvarfjordur, è possibile visitare un'altra collezione di pietre presso Steinasafn Petru (ingresso 300 corone), raccolte sia nel giardino esterno che in una mostra interna.Poco più avanti si arriva ad Eskifjordur e in uno dei vari negozi (Gamlabúd) è possibile visitare il museo marittimo dell'Islanda orientale. Qualche chilometro ad est del paese, è segnalata un’area mineraria (Helgustadanman) oggi in disuso, che è stata riconvertita a parco: la guida in effetti così dice, ma in tutta sincerità noi non siamo riusciti a trovarla! Forse bastava chiedere, ma vista l’ora e il tempo inclemente, decidiamo di sospendere le ricerche (di sicuro il posto non è così vicino alla strada e tanto meno ben segnalato!) Ripercorriamo a ritroso un piccolo pezzo di strada e ci portiamo a Fellabær, pochi chilometri dopo Egilsstadir (dove non abbiamo trovato posto per dormire); passiamo la notte nella scuola locale (Fellaskola) e in merito a questo bisogna spendere almeno due parole: per noi si tratta del primo pernottamento in una scuola e dobbiamo ammettere che si tratta di una esperienza più che positiva. L’accoglienza e la disponibilità dei custodi è stata semplicemente eccezionale, camere e servizi tenuti in modo impeccabile, cucina e spazio soggiorno molto ampi ed attrezzati (disponibilità di ogni tipo di stoviglia e del frigorifero) il tutto circondato da un ambiente di giovani e di cordialità. Tutto questo, davanti ad una stagione che si sta facendo ogni giorno più fredda e piovosa, ci è sembrato una piccola oasi felice…già dimenticavo, 1800 corone a testa (ma le vale davvero!).In tutta sincerità non so quanto valga la pena affrontare l’itinerario odierno, le poche attrazioni turistiche che si incontrano sono davvero misere; in ogni modo però, visto e considerato che a Seydisfjordur dobbiamo tornare (per imbarcarci), vale la pena percorrere questo serpentone di strade lungo i fiordi orientali e godere di quello che offre il pur sempre bel panorama (nella speranza di trovare un tempo più clemente di quello che abbiamo trovato noi).

 

Ventunesimo giorno (mercoledì 14 agosto 2002): Egilsstadir    

 

Egilsstadir si trova in una ampia vallata scavata dal fiume Lagarfljot (che forma qui un grande lago) ed è il primo centro che si incontra dopo aver varcato le montagne che circondano Seydisfjordur: per questo motivo rappresenta un passaggio obbligatorio per tutti i turisti che arrivano in Islanda con il traghetto.La cittadina offre vari servizi, supermercati, banche, distributori e si presenta come punto di partenza per tutte le spedizioni dirette verso il resto dell'isola; numerose sono anche le sistemazioni che qui si possono trovare, che vanno dal campeggio, alle scuole, alle farm fino agli alberghi. L'aeroporto locale è inoltre il secondo del paese in ordine di importanza. Arrivare con anticipo a Egilsstadir è da una parte stupido in quanto si perdono ore utili, ma consigliabile in quanto il traghetto parte una sola volta alla settimana ed è sempre pieno, quindi se dovesse succedere qualcosa al mezzo o ad uno dei passeggeri, è buona cosa essere vicini al punto di imbarco un giorno prima.La giornata di oggi è simile a quella prima della partenza, si sistema il bagaglio (ancora molto voluminoso nonostante siano state esaurite diverse cose), una bella lavata alla macchina (ne aveva davvero bisogno), rifornimento di carburante (il diesel è l’unica cosa che costa davvero poco), una spesa al supermercato (spuntini da portare sulla nave) e gli ultimi regali acquistati nei pochi negozietti di artigianato locale.Il resto della giornata lo trascorriamo tra Egilsstadir e Seydisfjordur, alla ricerca di qualcosa non riportato dalle guide ma ugualmente interessante: avevamo letto di un mercatino per i turisti che si svolge a Seydisfjordur il pomeriggio prima della partenza della nave…nulla di vero, abbiamo chiesto alla gente del posto, ma nessuno ha saputo dirci niente in proposito.Trascorriamo nuovamente la notte nella scuola di Fellabær.

 

Ventiduesimo giorno (giovedì 15 agosto 2002):

Fellabaer – Seydisfjordur – "Nave Norrona" (imbarco ore 12.00) (30 km circa)

 E’ ora di partire purtroppo, anche se il tempo che lasciamo ci aiuta a farlo con meno nostalgia:  stamattina infatti ci sono 4° C e una fitta pioggerellina che ci danno il buongiorno; dopo la consueta ed abbondante colazione e non prima di aver salutato i custodi, abbandoniamo la scuola alla volta di Seydisfjordur dove ci attende la nave Norrona.Ci mettiamo in fila per l’imbarco, dietro ad un serpente di macchine che si snoda fino nel centro del paese (il molo è infatti piuttosto piccolo) e attendiamo pazientemente il nostro turno.Sbrigate le formalità di imbarco al check in, nello sportello adiacente, provvediamo a farci rimborsare i soldi per gli acquisti fatti in TAX FREE…e poi via, si parte!!La prima notte di traghetto non è certo delle più tranquille, infatti in tarda serata il mare regala emozioni davvero forti a tutti i passeggeri (le onde sono davvero grandi, la nave oscilla talmente da costringere tante persone a ritirarsi nelle cabine…e nei bagni!)

 

Ventitreesimo giorno (venerdì 16 agosto 2002): Nave "Norrona"

 Il tempo sulla nave scorre davvero lento e,  nonostante la compagnia che abbiamo formato sia molto affiatata, le ore sembrano non passare più. Trascorriamo gran parte della giornata nei tavoli della caffetteria della nave, a raccontarci le impressioni di questa avventurosa vacanza e fantastichiamo già quali potrebbero essere i prossimi itinerari dei nostri viaggi.Tra una fantasia e l’altra, troviamo anche il tempo di fare delle megasfide a carte: il gioco che ha sicuramente portato più entusiasmo è “dernier” (non sono sicuro che si scriva così…ma è lo stesso).Dopo giorni di piccoli pasti e gustose portate preparate dal nostro cuoco della vacanza Stefano, decidiamo che è giunta l’ora di provare qualcosa della ristorazione locale e così dopo aver ben riflettuto sulla spesa (185 corone danesi, circa 25 euro), decidiamo di cenare al buffet della nave: salmone preparato in diversi modi, insalate di gamberetti e polpa di granchio molto curate, diversi tipi di pesce crudo servito con gustose salse, salumi, spezzatini di carne (cervo credo), carrelli di verdure cucinate in diverse maniere e per finire un carrello di dolci (ottimi) da fare invidia ad una pasticceria.Si, ne valeva davvero la pena, a patto di essere davvero affamati (..e noi lo eravamo!)

 

Ventiquattresimo giorno (sabato 17 agosto 2002):

Nave "Norrona" (sbarco ore 17.30) – Hanstolm – Kassel (800 km circa) 

Sbarchiamo ad Hanstolm con circa 1,5 ore di ritardo e appena fuori dal porto, ripercorriamo la stessa strada del viaggio di andata (vedi 3° giorno) fino al confine danese di Flensburg. Proseguiamo poi sulla E45 fino a notte inoltrata e ci fermiamo in una area di sosta nei pressi di Kassel per riposare qualche ora, prima di riprendere il lungo trasferimento verso l’Italia.

Venticinquesimo giorno (domenica 18 agosto 2002):

Kassel – Gulliver Pub (Pergine – TN) – Metheglin Pub (Corniano – RE) (1020 km circa) 

Trascorriamo in maniera molto serena anche l'ultimo giorno di questa bellissima avventura: percorriamo la A7 fino a Wurzburg poi la A3 per Norimberga e da qui la A9 per Monaco di Baviera: proprio in corrispondenza della grande e bella città bavarese, troviamo volumi di traffico molto elevato che ci rallentano per qualche ora (il traffico è concentrato in particolar modo sul raccordo A99 che affianca Monaco); di seguito superiamo velocemente Rosenheim (A8) e Innsbruck (A12) sino ad arrivare al passo del Brennero: dopo tanta strada sentire aria di casa dà a tutti ulteriore felicità ed entusiasmo!!Sulla A22, nei pressi dell'uscita di Bolzano Nord, non perdiamo l'occasione di salutare ed abbracciare alcuni nostri amici diretti verso l'Austria (Lele, Ciuby, Giorgia e Lorenza): con loro facciamo un piccolo bilancio del nostro viaggio e gli auguriamo altrettanta fortuna!Mentre ci avviciniamo sempre più a casa, effettuiamo una nuova sosta a Trento, per dirigerci poi a Pergine al Gulliver Pub, gestito da amici del nostro compagno di viaggio Stefano: qui troveremo ad attenderci (oltre a tanta simpatia) fiumi di birra e panini caldi speck e formaggio…..dopo tanti giorni di "austerity" fuori dai pub islandesi (vedi i costi), un bel bicchiere di birra ci voleva proprio!!Felici, dissetati (fin troppo!) e contenti riprendiamo poi la via di casa, anche se, trovare qualcuno disposto a guidare è stato veramente difficile: alla fine è toccato a Claudio….che ancora oggi ringraziamo.

 

LE STATISTICHE DELLA VACANZA…

 

N° dei partecipanti

4

Durata del viaggio

25 giorni

Km percorsi

7120

Litri di carburante utilizzato (diesel)

910

Fotografie scattate

360 diapositive + 740 fotografie (di cui 300 digitali)

 

 

... E I RELATIVI COSTI (esclusi extra personali)

 

Diesel per auto

650  

Tassa diesel (Islanda)

77    

Tagliando e riparazione auto

220  

Autostrade

72    

Spese alimentari

620  

Ristoranti e birrerie

160  

Pernottamenti (campeggi e rifugi)

580  

Attrezzature varie

300  

Nave "Norrona"

3345 €

 

 

TOTALE

6024 €

Spesa pro capite

1506 €